lunedì 13 luglio 2026

Poesie per Amedeo Modigliani. II Edizione. Premiazione. 12 luglio, 2026.

 

PUBBLICHIAMO, NEL BLOG DE LE CICALE OPEROSE, LE PRIME DIECI POESIE CLASSIFICATE.


Maristella Diotaiuti (Le Cicale Operose): "L’idea del concorso, del premio, per noi delle Cicale Operose, in sintonia con il significato di questo nome, è sempre stato solo un pretesto, un’occasione per trascorrere insieme una sera d’estate, parlando di poesia e di arte. Infatti, anche quest’anno, al termine della premiazione si azzera tutto, e tutti i poeti e le poete presenti stasera, che hanno partecipato al premio, ci leggono le loro poesie, proprio nello spirito di festa e di condivisione, di amicizia che tanto ci piace, in una visione orizzontale, non gerarchica del fare poesia e arte."

Teniamo a ringraziare tutti i poeti che hanno partecipato e le autorevoli Giurate che hanno valutato le poesie: Laura Giuliberti, Renata Morresi, Silvia Rosa, Chiara Serani.

*qualora vi fossero imperfezioni nell'impaginazione, esse sono dovute alla pagina del blog, mentre ai Giurati le poesie sono pervenute in formato corretto.



PRIMA CLASSIFICATA

ISABELLA MORETTI  

 

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salva-con-nome (ctrl+alt) AM

 

topic Amedeo Modigliani

https://www.gettyimages.it archivio foto stock

in vari formati e stili

l’artista in posa nello studio

a fuoco il viso

inciso in bianco e nero

zoom sugli occhi sguardo irrequieto

la sigaretta tra l’indice e il medio

l’altra mano in grembo a riposo

 

free online encyclopedia

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biografia del pittore e scultore autodidatta

spezzata in capitoli

app calcolatrice 2026 – 1884 = questo 12 luglio

142 anni dalla nascita una vita lunga in tutto 35

 

Livorno famiglia ebrea sefardita

pioggia miseria nera dgt C

fu l'intraprendenza della madre a impedirne il tracollo

 

layout di pagina al 120%

adolescente già tubercolotico

a bottega a imparare la pittura dei macchiaioli

- promessa strappata alla madre -

pagine e pagine di schizzi per fame e sete d’aria

 

poi Parigi [riduci a icona]

 

portale Treccani: bohémien ‹boemi̯ẽ› s. m. fr.

chi faceva parte della bohème in Francia nell'800

artisti e intellettuali poveri e ribelli

dalla vita sregolata ai margini della società

come i Rom erroneamente pensati provenire dalla Boemia

per estens.persona dallo stile di vita anticonformista

 

Dedo Modì stabilità economica barattata

con libertà creativa totale

liti per strada hashis e Fée Verte 

 

su Google Chrome Immagini apparizione

di copie delle opere in alta risoluzione

serie di quadratini pixelati come vasche d’acquario

iridescenti uomini in gilet e cappello donne vestite e nude

sagome oblunghe colli inclinati sensuali mandorle azzurre

acconciature accorte magnifici fianchi

teste di tacite divinità

 

evocazione di presenze fuggitive e passioni

come in una seduta spiritica di quei tempi

 

AI Overview sulla tecnica pittorica: olio su tela

cartone legno disegno rapido e nervoso in una o due sessioni

senza ritocchi pennellate fluide dense piatte

superficie pastosa toni caldi terrosi contorni decisi

- Nudo sdraiato battuto all’asta di New York

per 170,405 milioni di $ - fortuna postuma

 

e la tecnica sottrattiva dello scultore lapicida

blocchi di arenaria calcare pietra serena

maschere primitive dai tratti netti e simmetrici

subbia gradina raspa carta vetrata

[v. note esplicative a piè di pagina]

 

nessun odore di pigmenti o solventi

nessuna asprezza di ferri o scalpelli né luce o penombra

né la fragranza fiorita della modella di turno

Beatrice Elvira Kiki Anna Lucienne Gaby

nessun profumo di Jeanne

pelle sfinita occhi svuotati

evaporate le amanti

e nemmeno una voce

nello studio gelido delirante nel letto

attorniato da numerose scatolette di sardine aperte e bottiglie vuote

 

scrive un amico: “Pochi giorni prima si era fatto rimettere due denti incisivi

e andava in giro vestito di un completo di velluto grigio chiaro

a righe quasi nuovo con un bellissimo foulard al collo.”

e lui: “Je suis très heureux…”

 

il carro funebre tutto coperto di fiori

al suo passaggio agli incroci gli agenti della polizia

si mettevano sull'attenti

 

le peintre maudit è morto polvere su polvere - ma ha scritto anche poesie -

nel cimitero di Père-Lachaise o altrove o qui

 

salva le modifiche a AM (?)

arresta il sistema

display spento

NERO


MOTIVAZIONE DI LAURA GIULIBERTI E CHIARA SERANI:

Il testo di Isabella Moretti spicca per originalità compositiva, collocandosi tra scrittura creativa e scrittura non creativa, e per potenza ritmica. L’ecfrasi di un processo di ricerca a tema poetico che diviene la poesia stessa, presentata come un’interazione quasi meccanica con i nuovi media, libera il testo da evanescenze e sentimentalismi, restituendo con grande immediatezza l’immagine di un procedimento di costruzione intellettuale. In termini metapoetici, il testo riesce a superare ogni luogo comune su ispirazione e tecnologia, arrivando al contempo a evocare felicemente e con grande vividezza la figura e la vita di Amedeo Modigliani.


 ***

 

SECONDA CLASSIFICATA

LAURA BERTOLINI  


Quando togli lo sguardo

Ora mi lasci senza pupille,
come i pittori
quando non sanno
dove mettere l’anima.

 

Mi si staccano le spalle
se ti guardo da dentro:
il mio collo si allunga,
un cipresso verso il cielo.

 

Piove e tuona,

sbatte il salmastro
sulla testa di pietra
di una piccola luna,

 

ma se togli il tuo sguardo
io cado tutta insieme:
cranio e lische
sullo scoglio.


 MOTIVAZIONE DI SILVIA ROSA

L’opera si distingue per la capacità di tradurre, sia sul piano formale che tematico, l'universo biografico e visivo di Amedeo Modigliani in una potente metafora universale delle relazioni amorose e della vulnerabilità come cifra esistenziale dell’umano. La prima strofa introduce il nucleo vitale della poetica dell’artista, citando le pupille assenti che, nella leggenda modiglianesca, attendevano di conoscere l'anima del soggetto per essere dipinte. Qui il vuoto diventa privazione amorosa, un'assenza che deforma il corpo e lo allunga («un cipresso verso il cielo»), richiamando con grazia assoluta i colli affusolati e le cariatidi dell'artista, ma anche il paesaggio toscano. Il testo si arricchisce di una potente suggestione geometrica e materica nella terza strofa, dove la «testa di pietra» evoca le celebri sculture di Modigliani, mentre il «salmastro» restituisce l'odore di Livorno, la sua città natale. Nel finale lo svanire dello sguardo dell'altro si concretizza in un crollo strutturale che racconta il rifiuto emotivo e l’abbandono: senza la tela, senza la mano del pittore che dà forma, la figura si decompone, ridotta a pura fragilità ossea («cranio e lische») sullo scoglio. Il testo si muove dunque su due assi concettuali: il primo è pittorico (strofe 1-2) e gioca sul vuoto dell'occhio e sulle linee sinuose dei colli; il secondo è plastico e materico (strofe 3-4), legato alla pietra, alla Luna (con riferimento alle teste calcaree che Modigliani scolpiva a lume di candela) e allo scoglio. Parallelamente la forma della poesia asseconda e mima questo binomio tematico: se nelle prime strofe il ritmo si allunga e si distende utilizzando suoni morbidi, vocali aperte e liquide a evocare la sinuosità delle tele, nelle ultime strofe, invece, si spezza attraverso ricorrenti enjambement, mentre la lingua si fa spigolosa e ossuta, pregna di suoni duri, sordi e consonantici per restituire la rigidità della roccia e la drammaticità della caduta finale. In questa prova lirica originale e potente, l'autrice attua sulla parola poetica lo stesso trattamento che l’artista riservava alla tela e alla pietra: allungarla,” svuotarla, levigarla e, infine, consegnarla alla sua essenziale verità, lo scomporsi nel silenzio e nel vuoto di sguardi e di assenze.

 ***


TERZA CLASSIFICATA

ANNA MARIA CURCI

 

Albero e casa*

È una fionda quell’albero che allunga

tre rebbi a lato, le fronde impallidite.

 

Tenta un abbraccio a manca

o forse un arrembaggio,

a dritta tende la punta alla grondaia.

 

Arrossisce la casa nel contatto

- appare il viola tra i toni dell’ocra –

mentre a sinistra il muro solitario

ha cipria bianca che si accorda con l’acqua.

 

Tenue prevale sul verde e il grigio fosco

di mare e cielo il chiarore primario.

 

 

* È il nome di un quadro a olio dipinto su tela da Amedeo Modigliani nel 1919.

 

MOTIVAZIONE DI RENATA MORRESI

La poesia di Anna Maria Curci è una scrittura ecfrastica che non si limita a descrivere il dipinto di Modigliani, ma ne assume dall’interno la grammatica visiva, trasformando colori, linee e volumi in movimenti affettivi. Come spesso accade nella poetica dell’artista, la semplificazione delle forme intensifica la complessità emotiva: il profilo "tenue" delle cose diventa il luogo in cui l’interiorità affiora e insieme si sottrae.

L’albero e la casa non sono dunque semplici elementi del paesaggio, ma figure di una tensione reciproca, corpi protesi verso un contatto insieme desiderato e pericoloso. L’albero, percepito prima come “fionda”, poi come tentativo di “un abbraccio” e, infine, di “un arrembaggio”, oscilla tra vicinanza e assalto. La casa risponde cromaticamente: “arrossisce” al contatto, mentre il viola emerge dall’ocra come traccia visibile di un turbamento.

Il colore non accompagna la scena, ma la interpreta, secondo una sensibilità vicina a quella di Modigliani, per il quale la modulazione cromatica e l’allungamento delle forme diventano strumenti di rivelazione psichica. Anche qui i contorni sembrano sul punto di cedere: il contatto può diventare fusione, e la fusione dissolvimento. "Il chiarore primario" in chiusa allora è forse una figura luminosa dell’inconscio, accessibile soltanto sulla soglia in cui il desiderio di comprensione diventa perdita di sé.


*** (menzioni e segnalazioni in ordine alfabetico)


MENZIONE SPECIALE (quinta classificata)

ANTONIO D’AURIA  

 

à suivre

Avrò la fortuna dell'esule,

sebbene scruti ancora le punte

delle mai lucide mie scarpe

quando mi chiedi un senso

al colore e alla poesia.

 

Forse la percezione sottesa

nel cristallino di un'espressione

fra futura ruga

che non si avvererà

e il presente fuoco.

 

Forse ad altri e per amore

lo scrigno dei pennelli

affidato.

 

Forse il poco quotidiano

salvato da ebbrezze,

preghiere sepolte

poi sgranate per urgenza.

 

Un rituale.

 

Vi sopravvivo per un segno,

una linea lunga che scolora

fino alle tenebre.

 

 ***


MENZIONE SPECIALE (quarta classificata)

LAURA INGRASSIA


{The plot of our life sweats in the dark like a face.

Dancing barefoot – Patti Smith, 1979 - to Jeanne Hebuterne}

 

A piedi nudi 

Vuoti di sguardo, in orbite cieche,

esuli maschere senza sorriso;

precipitato di fosso labronico

ebbro, traballante, inviso.

La Ville Lumière d’arte e paccottiglie,

sardine in scatola, bottiglie.

Curve di collo, mandorle d’occhi

nudità d’amante,

sfondi senza sbocchi.

Noce di cocco, bellezza dolente,

in che luce cadi,

effimera e cangiante?

Nudi cuore e piedi,

osceni e fragili, bohémien.

Sangue senza nascita, languori.

Ecco, ritorni.

Noix de coco,

je ne regrette rien:

nell’ossario degli angeli,

ceneri e allori.

Di chi sono i nostri giorni?

 

 ***


MENZIONE SPECIALE (quarta classificata)

MONICA SCHIAFFINI


Autentiche forme

Tecnica dall’incantato tratto

sniffante essenze bohémien

scivola in illusorio realismo

mai stropicciato da caducità

ma stilisticamente prescelto

per salubre freschezza illesa.

Ebbra danza sui diluiti spazi

in culla di contorni delineati

palesa una stesura accordata

a gagliarde e sode geometrie.

In euforica ascesa verticalità

sfiorante quota di colli arditi

per raggiungere i sottili volti

oltre ogni adeguata frontiera.

Labbra accostate o dischiuse

sotto nasi d’affinata dirittura

e come spicchi lunari distesi

inchiodati sguardi indugiano

nell’attesa d’abituale ricerca

a svelare dell’anima i respiri.

Da architettonica dinamicità

lungo i consuetudinari cliché

sobrie nuance di pelle e terra

in soffici istantanee evocanti

esistenziali atmosfere arcane.

Volumi di profili impalpabili

compaiono plastici dalle tele

in pennellate d’impeto evase

per cristallizzate espressività.

Scortano a casta meditazione

nudi d’elette e sfumate Muse

ammantate nei flessuosi corpi

d’una morbidezza estrapolata

da istantaneo linguaggio mite

in intima fragilità avvoltolato.

Vagabondo fra creative stanze

assorto nell’arginare disordini

con sequenziali linee complici

riprodusse tagliente la materia

nel guscio d’autentiche forme.

 

A Modì.

 

 ***

 

MENZIONE SPECIALE (quinta classificata)

ERIKA SIGNORATO

 

 

Verso l’anima

io non lo so il pane                                                                                 

tradito lungo il lievitare

 

                  (morire al buio

         o al sole che lo acceca)

 

arroventa maggio

quel profumo delle attese,

sul collo come stelo

occhi svenati       bianchi

d’anima e corolle

 

grano a grano tu impasti

il vuoto, a pennello

gonfi spighe     sulla tela   

 

               (cercarmi a figura,

        allungarmi alla cornice)

 

e sconfinare così                           

 

la promessa dello sguardo.          

 

 

                                              “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi” (Amedeo Modigliani)

 

 ***

 

MENZIONE SPECIALE (quinta classificata)

MASSIMO VIGANÒ  

 

 

pietra(vera) & (incerta)carne


Nudo in piedi  c.1912 – pietra arenaria

 

d’ora e per sempre

fin da l’arco del primo fiato

 

non solo il volto avrai tu di pietra amore

non solo il corpo             tu

non solo amore di pietra avrai il collo

non solo le lunghissime gote  amore non solo    tu

avrai l’occhi     o il ventre [et il mirabile suo compiuto                 cerchio] o il petto [che posasti su le mani]  tu

non avrai solo

tutta questa pietra

amore ma tu sarai           per sempre in pietra

ci avrai l’occhi amore       che saranno accesi

in pietra per il guardo       fiammante

e pei miei soli occhi   - di carne bruciante, riconosco –

marcherai col fòco       il nome di pietra      fervido     tu

 per lo che sempre amore           tu

 ri-conosca e (a me tu) s-fugga da la vita            (oh, vita mia)

e senza fine 

 

rincorra d’un passo il fine

per sempre e d’ora      fin da l’ultimo fiato

 


 ***


SEGNALAZIONE (settima classificata)

VALERIA BIANCHI MIAN


La donna alambicco contiene il Tutto  

lo sperma e il lutto 

si fa calice di vino 

per Eros alato in azioni e omissioni 

per le digressioni mortali dell’Uno.

Passeggia, altera, il capo tra i nembi

dimena i bei lombi 

 e a rotta di collo 

conduce il pennello dritto al centro

del petto - il tormento - al tracollo. 

Lui ha il fuoco dentro e l’eleganza

dilaga nella stanza

attraverso le sue mani   

come vaso al tornio la plasma ora

dama belle époque, signora domani.

Mentre siede al tavolo del solito Cafè

l’artista stesso è re 

il soggetto ritratto, regina

contenuto al contenitore equivalente

soffio creativo dell’anima marina.

Unione è androginia incarnata 

amata amante 

madrefiglia del mondo 

virtù arcana nella trama - abbi fede 

nel femminino eterno - nel rotondo


vaso di grazia parmigianina

divina cignoide Madonna 

gola terrena, maudite.

 

  

Nota: crasi tra la Madonna del Parmigianino (detta “dal collo lungo”, 1534-40) come ava delle signore di Modigliani, nella danza dell’eterno femminino, tra cielo e corpo, Madama Vaso per artistiche alchimie.

 

 ***


SEGNALAZIONE (sesta classificata)

GIANPAOLO CASTELLANI (“IL PIULLE”)

 

Vedo la mia vita scorrere come crema in un sac à poche

Il mio cuore batteva a frammenti mentre cercava gli occhi inghiottiti di piogge plurali.

Solo io e Beatrice siamo due cani sciolti nella foresta della vecchiaia.


 ***

 

SEGNALAZIONE (settima classificata)

DI EVA DI PALMA  

 

I tuoi occhi facevano lungo il mio collo

 

 

Anna Achmátova e Amedeo Modigliani, Parigi, la pioggia, 1910-1911. Lei, la vedova di paglia, non bella, ma più e meglio di una bellezza; lui, l’ubriacone squattrinato arrivato da Livorno, foulard rosso e capelli neri scapigliati. Un’unione improbabile, eppure due candele, un’unica fiamma, un’ossessione. Gli occhi di Amedeo allungavano il collo di Anna. Finirono per sognare nella stessa lingua. Non si rividero più.

 

 

Il divino scintillava in te

attraverso la tenebra

lo toccavo con la punta

della lingua

impertinente gelsomino.

 

Tu sanguini e a me duole.

 

 ***


SEGNALAZIONE (sesta classificata)

DI GIUSEPPE GIANNOTTI  

 

 

Davanti a Nudo seduto

Entrai nella tua nudità,

e chiudesti gli occhi per trattenermi

come si tiene il fiato.

 

— Il mio è un fiato d’aringa,

baratto per un disegno

ora sporco di spuma di birra

o sarà cerchiato d’assenzio. —

 

Uscii dalla tua bocca socchiusa

a sentire vivo il respiro, ormai roco;

sui seni fui cullato

da un nervo che non taceva.

 

Un sorriso storto ti prese,

un fremito: i capelli frusciarono.

Le curve

fecero il resto.

 

Poi tornasti in te,

e l’ovale del tuo viso, in silenzio,

riaffiorò sul divano rosso:

relitto caldo,

senza trionfo.

 

 ***

 

SEGNALAZIONE (sesta classificata)

DI SABATINA NAPOLITANO  

 

Dedo passeggia ancora per i fossi qui

È luomo che trascina la donna,

la salva dal baratro mano nella mano

per i fossi livornesi nell’aria salmastra,

qui l’eternità trova la sua sponda.

Il cielo dipinto da Modigliani:

ritorno come da una vecchia poesia

che mi ha reso celebre,

acquaragia sulle tristezze.

Un pensiero alla madonnina dei naviganti

in una chiesa che affaccia sulla piana,

luce alla Terra Labronica legata ai marinari.

La madonna di Montenero che dal sagrato

si affaccia al balcone del mare,

saluta il tramonto purpureo

come scritto dal papa.

Le mani di un pittore a scavare nel tramonto,

ripenso alle mie mancanze, 

a quello che non c’è più e che ci sarà.

All’odore del mare di Livorno,

Dedo racconto la tua anima per i fossi:

il tramonto costiero sul porto labronico

che unisce ogni ricordo futuro al collo

il suo viso unito al mio così dolcemente,

il corpo unito al mio per le aule delle scuole:

guidare larte e la storia

come spiegare la vita dei ricordi

quelli passati e quelli futuri.

I cipressi battono il cielo come pennelli

per le colline livornesi,

nella Toscana del suo profilo di pittore

che mi dipinge in questo tramonto disteso

sulla terrazza Mascagni,

le colonnine della balaustra

raffinate come l’oro di dio,

come le zampe di un cane che scavano sulla pancia

per acciambellarsi e dormire raccontano

le silhouette nel cielo di pennellate ardenti

rosso infuocato e purpureo

e le isole lontane sospese nella storia.

Dedo a Livorno con me,

passeggiamo nel mio profilo di aria marina,

al cielo di brace, dipinto

su questa scacchiera di fuoco sulla riva,

di pioppi che ancora battono il cielo

e ulivi che si accoppiano

per Montenero e Ardenza Terra.

Un tramonto mistico della fine dei mali

un vaso di Pandora allindietro

una chiamata del bello

con labito della gioia

la chiamata dei fossi nel collo di Modì,

la voce di Dedo dentro di me

come dal suo corpo al mio,

per una volta e più provare il piacere

del dipinto di Dio.

Livorno. Il ricordo di un amante

dove ho dormito tra i poeti.

Un mal di schiena inspiegabile per i fossi

e le logge di Piazza Grande. Livorno.

La via dei poeti e dei musicisti,

la nuova Venezia e Parigi dei miei ricordi

che ho vissuto sempre.

Segreti per specchiare il quadro del tempo.

E quando tutta larte mi chiama più forte,

lincanto più bello

di una nuova Parigi riscoperta con chi amo

dal dibattito coi cieli,

filosofia e incanto nellincantesimo dei giorni

nelle pause dei tuoi baci,

nelle pause di ogni bacio che non ho avuto

e di quelli che ho perduto e non potrò più dare

di quelli che darò 

ma tu chiamami ancora

con una pennellata nel cielo,

con la pennellata dellamante e del marito

chiamami ancora come ogni notte

vicina a te nell’incanto livornese:

la strada del ritorno da casa di mia nonna,

un profumo di piedi puliti

ora che gli uccelli della notte volano bassi

sfiorando l’acqua specchiata

mentre mi lascio dipingere

nel sogno della Parigi livornese 

una musica lontana, gli occhiali appannati

di chi ha lavorato tutto il giorno,

la voce serafica di un musicista lontano

il tuffo nei cuori, nel cuore comune

che appartiene a ognuno

lumanità in una notte che avanza nel giorno

a passo di danza sui fossi nostalgici

di terre sconosciute che rendono liberi di amare.

Nella Parigi livornese dipinti e barche

quando i cipressi dormono

come pennelli lavati

danzano come preghiere finite

non ci sono più angoli, tutto è tornato

ad essere rotondo

e chiusi nella storia

siamo avvolti al mondo

nella Parigi livornese.

Dedo passeggia ancora per i fossi qui,

dipinge l’anima attraverso i suoi occhi

colli come preghiere.

 

***

 

SEGNALAZIONE (sesta classificata)

DI MASSIMO PELLEGRINI  

 

Adolescenza

Abbiamo abbandonato troppe cose
che ci restano in gola,
non c'è più la città
sui gradini del mare
la donna del nostro cuore,
anche se a volte d'estate
la solitudine era spavento così rapita nel sole.
Non c'è più, fu nostra la colpa
e destino il commiato.
Non c’è più, e io penso a te
che asciugavi le lacrime con un sorriso
e non si parlava degli anni,
di questo inganno brullo come l'inverno
che inonda di polvere i vetri delle finestre.

 

 ***


OTTAVA CLASSIFICATA

LUCIO MACCHIA

 

Primordiale

 

Ciò che cerco non è né il reale né l’irreale… (A. Modigliani)

 

Ciò

      che cerco

non ha nome.

               Curve

chiuse, e altre

aperte,

             tagli,

fori, tangenze

intorno alla tua

presenza

inattraversabile:

corpo in posa

d’incanto

ma nessun

segno che basti

all’archè

delle tue linee:

tu qui,

eppure prima

del mondo,

occhio

che buca

i simboli,

e, oltre i bordi,

il campirsi

– denso –

sulla tela

del gesto

– puro –

del delirio.

 

***


NONA CLASSIFICATA EX AEQUO

1)    ENRICA NOTARFRANCESCO

 

Perdermi

Non mi sorprende

né stupisce la malcelata nota

d'apprensione.

La voce

cara

nella penombra della mia stanzetta.

"Scotti ".

Una carezza

sulla mia fronte a tentare di

trattenere

ribelli inquietudini febbrili

nel loro agitarsi

evaporando.

Fuga.

Il corpicino mi è estraneo

convulso.

Il tuo sguardo è un portale tra ciglia

come raggi di sole tra fronde e

chiome di sorrisi

composti

su alti

alti

eleganti fusti.

Il sole occhieggia più oltre

più su.

È un portale.

E brucia.

Il viaggio è ancora

il mio gioco di

fuga.

Promette nuove avventure.

E brucio.

"Scotta sempre...

occorre abbassare la febbre".

Ancora cinque minuti

mamma.

Ancora cinque minuti...

Non sai in quanti modi

vorrò giocare e

sempre

imparerò a perdermi.

Ancora.

 


***


NONA CLASSIFICATA EX AEQUO

2)    TERESA TABONE

 

L’altrove degli occhi


Non ti compresi subito.

 

Entrai nel tuo silenzio

come si entra in una stanza sconosciuta,

con il passo esitante di chi teme

di sfiorare un segreto.

 

Mi attendevano volti allungati,

collo di cigno e mani di vento,

 occhi spalancati

su un altrove senza nome.

 

“Perché non guardano” pensai?

 

Eppure, mi seguivano.

 

Da una tela all’altra

quegli occhi senza pupille

scavavano oltre il tempo,

oltre la pelle,

oltre il sorriso appreso,

oltre la donna che credevo di essere.

 

Allora compresi:

tu non ritraevi un volto

ma la sua nostalgia.

 

Approdi di anime stanche,

sogni rimasti accesi nella nebbia,

non la carne,

ma la sua luce più segreta.

 

Anch’io raccolgo silenzi

e li porto tra le pieghe dei giorni,

come si custodisce una lettera antica.

 

Per questo oggi ti riconosco.

 

E resto qui,

davanti ad una donna che non conosco

e che pure mi assomiglia.

 

Tra noi la distanza di un secolo,

eppure, la stessa domanda

affacciata agli occhi:

che cosa rimane di noi

quando cade ogni maschera?

 

Forse era questo che cercavi.

 

Forse per questo i tuoi ritratti

continuano a respirare,

inermi e splendidi,

come anime sospese

nell’ istante in cui si lasciano vedere.

 

***


DECIMA CLASSIFICATA EX AEQUO

1)    EMANUELA DALLA LIBERA

 

Bambina in azzurro

collezione privata

 

Ho dipinto un tempo che più

non ha voce, perduto tra nebbie

e cristalli di giorni lontani, azzurro

di vesti e di sogni, di sguardi

pudichi su un mondo di grandi.

Ho chiuso in un bianco colletto

l’insidia del tempo, nel fare

composto, sdegnoso, l’incerto

sostare su soglie di marmo

dove restano gli anni che passano

lesti davanti ai miei occhi,

un cielo anelando di là da chiuse

pareti a cercare una via di nobili

intenti, di linee e colori per dare

alla vita l’eterno di un canto,

liberi voli a fuggire un destino

rinchiuso in un vuoto di sguardi,

e azzurre pupille che parlino di cose

nascoste in un tenue rossore,

in mani incrociate a non dire il silenzio,

il passo del tempo come un fragore

 

***

 

DECIMA CLASSIFICATA EX AEQUO

FABIO PAPINI  

 

Modì, ne vogliamo parlare?

Modì, ne vogliamo parlare?

E come si fa a spiegare il tuo genio così inspiegabile?

È come pensare che un oceano sia del tutto guadabile.

 

A 33 anni finalmente la tua prima Mostra personale

ti rendi conto in vita quante persone ti hanno fatto male?

“Io cerco l’inconscio, il mistero dell’istintività”

scrivesti nel 1909 ad Oscar come un leone in cattività.

 

Nonno a piedi ti portava alla bella e profonda Sinagoga

e tu assaporavi la Storia che di misteri e sangue sgorga.

I macchiaioli ti hanno insegnato dal vero il disegno

e Fattori e gli altri nel tuo cuore sempre in sogno.

 

La tua vita da ragazzo a Livorno con i popolani

da grande a Parigi con gli aristocratici o borghesi ciarlatani

ma la solfa era sempre quella: il diverso, il maudit, lo strano

lo svitato, quello fuori dalle righe eri tu, non con il pastrano.

 

La tua vita, le tue gesta private son da scandalo

perché l’eterno gossip secolare non di sandalo

profumato rivela l’intimo vero, scartavetrato e scarno

sempre della vita degli altri, mai della propria, o no?

 

Vorrei scrivere un lungo saggio sulla tua vita bel Modì raggio

di sole nella Europa dei giovani e i meno giovani

mandati a finire l’esistenza per dei Potenti i divani.

E ti ricordi Modì? L’esperienza del 2011 tra te e me e i ragazzi

11enni che in casa tua accompagnai maestro con i lazzi

degli ormoni già schizzati nelle bimbe e i bimbi in 5.a elementare

ma io indomito confidavo nella magia del tuo soave disegnare.

 

La mia collega e io entriamo lì attoniti, stupiti lì in via Roma

i ragazzi si mettono a sedere in semicerchio in silenzio religioso e l’ombra

tua sembra avvolgere noi insegnanti e i discenti refrattari

a ogni regola stavano misteriosamente attenti come militari.

 

Le mie parole spiegano, illustrano, inquadrano le tue tele famose

i minori improvvisamente maggiorenni sembrano capire e le cose

si mettono per il verso giusto tra te, Modì, e loro: mica devo nascondere

che lì in bella mostra c’era un nudo di donna tutto da soavemente godere!

 

Quando uscimmo dai pavimenti della Casa Modigliani – Garsin sconvolti

in positivo dal contatto con i tuoi colori genio livornese con occhi rivolti

al Cielo mi dissi ‘scrivo una poesia’! Ecco, sono passati quindici lunghi anni

e ora essa è sgorgata dal mio animo dimentico di tutte le gioie e gli affanni.

 

Un ultimo omaggio alle due donne che hanno coccolato, vezzeggiato te Modì il Sire

la prima, la mamma Eugénie che scrisse nel suo diario (tu 11enne): “... non si po' dire

cosa ne sarà. Chissà, forse un artista?”. E l’ultima, Jeanne la giovane amante

che avrebbe dovuto essere la tua sposa e volteggiare con te nello spumante!

 

 ***

 

DECIMA CLASSIFICATA EX AEQUO 

3)    MICHELE TORIACO

 

  L’anima come sorgente

 

Dipingerò i tuoi occhi quando

avrò conosciuto la tua anima.

Amedeo Modigliani

 

dar luce alle cose è sapersi essere vivi

stretti alla terra nuda

nell’attesa di trovare una via

specchio del vuoto che diventa

ciò che stavamo aspettando

 

come vedere lo stelo abbracciare il fiore

non per non farlo cadere

ma per liberarlo alla vita

ciò che più gli appartiene

 

sul confine tra il chiarore e l’assenza

quando giungerà il battito

a rendere luce il tuo silenzio

sentiremo l’anima come sorgente.