mercoledì 15 luglio 2026

Per Minnie Pinnikin

 
















Pagina dedicata all'opera Minnie Pinnikin, di Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, Selvatiche Edizioni-Seed, 2006, traduzione di Francesca Del Moro (opera raccolta da Le Cicale Operose).

destiniamo a questa pagina del blog materiale dedicato alla nuova pubblicazione, Minnie Pinnikin, opera finora inedita (eccetto alcuni lacerti funzionali ad altri lavori) che Hastings cominciò a scrivere a Parigi nel 1914. Protagonisti della narrazione sono se stessa e Amedeo Modigliani.

Minnie Pinnikin è stato presentato, in prima assoluta, domenica 12 luglio 2026, in occasione della ricorrenza della nascita di Amedeo Modigliani. La presentazione si svolgerà nell’ambito dell’evento, a cura de Le Cicale Operose (Maristella, Federico), dedicato a Amedeo Modigliani ("Per Amedeo Modigliani", II Edizione) presso il locale e il grande Giardino dell’800 di corso Amedeo, 101, presidio culturale fondato da Le Cicale Operose nel 2016 e dall’8 marzo 2026 sede di Salus Bistrot e Opus Lab -Spazio Creativo - ASD APS


15.

Il segnalibro de Le Cicale Operose per Minnie Pinnikin.

Con l’acquisto di una copia del volume di Minnie Pinnikin, di Beatrice Hastings, Le Cicale Operose dona al gentile lettore un segnalibro plastificato raffigurante la scultura di Modigliani custodita per lunghi anni da Hastings, “strappata a un angolo consacrato ai rifiuti di secoli” (traduzione di Chiara Serani), scultura considerata “scarto” dal grande artista livornese, probabilmente in ragione di una sbrecciatura sopra l’occhio della scultura.

Sul segnalibro è riportato il seguente frammento della magnifica riflessione di Hastings a partire dalla scultura: “L’intera testa sorride imperturbabile nella contemplazione della conoscenza, della follia, della grazia…” (traduzione di Chiara Serani).

Grazie a Beatrice, possiamo ancora oggi ammirare la scultura. Dati e fonti precise sono riportati nel volume Minnie Pinnikin.

Per ordinare la copia con il segnalibro in regalo: lecicaleoperose@gmail.com


14.

Giornata Per Amedeo Modigliani - II Edizione, a cura de Le Cicale Operose, 12 luglio, 2026.

In apertura della premiazione del concorso di poesia "Per Modigliani", brevi appunti di Maristella Diotaiuti su Modigliani.

In un articolo del 1915 del The New Age, scrivendo di Modigliani, Beatrice Hastings afferma che “Il povero artista non avrà voce in capitolo quanto alla propria immortalità - ma in fondo non credo che gli artisti comprendano davvero l’immortalità, né che se ne curino troppo” (traduzione di Chiara Serani). Hastings qui ci dice che l’artista Modigliani è immortale anche senza averne consapevolezza. Ed è vero che Modigliani è artista immortale, è dentro un presente assoluto, in un continuo divenire, nasce continuamente attraverso la sua arte, e lo fa anche ogni volta che guardiamo una sua opera, ci emozioniamo, riflettiamo, ne parliamo.

Un artista come Modigliani è sempre moderno, sempre contemporaneo, come diceva Edmond Jabes (un poeta francese di origine ebraica che molto ha in comune con Modigliani), “la modernità è l’insuperabile”, la sua arte è insuperabile, nella resa, nell’ esito estetico, nella sua sperimentazione, nella sua unicità.

Modigliani non è appartenuto a nessuna scuola e non ha fatto scuola, la modernità della sua opera si deve intendere anche come apertura radicale, interrogazione continua, accettazione della ferita, della frammentazione, dove ogni certezza è superata dal dubbio e dal vuoto, e sappiamo quanto tutto questo è nell’arte di Modigliani ha agito enzimaticamente ma anche dolorosamente, traumaticamente, tanto da diventarne materia incarnata, costitutiva, sorgiva del suo fare artistico, della sua sensibilità artistica e della sua  sperimentazione, ed anche della sua sensibilità poetica.

Perché Modigliani è anche poeta, ha scritto poesie, aveva una profonda cultura umanistica, e un amore particolare, una predilezione per la poesia, si circondava di poeti-amici e di donne poetesse, conosceva Dante, recitava la Commedia...ed anche tra la sua pittura e la poesia c’è una profonda connessione, pur nelle loro specificità, si nutrono delle medesime istanze delle stesse urgenze, esiste una comune materia di ispirazione.

Forse la poesia permetteva a Modigliani più della pittura, proprio per la sua specifica qualità di medium, per la capacità che la poesia ha di dire l’indicibile, di scendere in territori  altrimenti inaccessibili, per la sua capacità  di scavo, (Giorgio Caproni paragonava i poeti a dei minatori) quindi un mezzo privilegiato per mettersi in contatto con quella zona oscura, sommersa in cui tanto Modigliani si è calato per toccare e far riemergere quella che lui chiama  “anima”, che non è l’anima comunemente intesa ma  un’entità’ vastissima, che comprende moltissime cose per Modigliani, anche il suo essere artista, l’essenza della sua arte  la cui definizione lo ha accompagnato e tormentato per  tutta la vita (forse la poesia  poteva  mettere le pupille  in quegli occhi cavi).

Se molto della pittura ritroviamo nella poesia di Modigliani è vero anche il contrario: molta poesia è visibile nella pittura di Modigliani e probabilmente parte della forza, della bellezza, della potenza che ti investe soprattutto quando li guardi dal vivo (a me è capitato visitando la mostra qui a Livorno). Quel quid in più nei suoi quadri che si fa luce, energia vitale, vortice sensoriale,   è dovuto alla poesia, che Modigliani non solo frequentava come mezzo espressivo ma che viveva in prima persona, con e nella la sua stessa vita. 

M.D.


13.

Giornata Per Amedeo Modigliani - II Edizione, a cura de Le Cicale Operose. 12 luglio, 2026.

Ore 19:00 : presentazione di Minnie Pinnikin, di Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, traduzione di Francesca Del Moro, Selvatiche Edizioni, 2026. Chiara Serani in dialogo con Maristella Diotaiuti.

Appunti di Chiara Serani per la presentazione di Minnie Pinnikin

Quello che esce per Selvatiche Edizioni a cura di Maristella Diotaiuti è un piccolo libro composito: oltre alla novella inedita di Beatrice Hastings che gli dà il titolo, Minnie Pinnikin, e alla sfaccettata prefazione della curatrice, contiene infatti altri materiali, a firma di Federico Tortora e Mario Di Chiara, anch’essi rilevanti per arricchire la nostra conoscenza di due artisti, uno letterario – la stessa Hastings – e uno visivo – Amedeo Modigliani. È questo un libro fecondo, dunque, che ci parla in vari modi di due personalità per certi versi affini, perché eclettiche, eccessive, geniali … e che ci aiuta a ricostruire una storia finora doppiamente sommersa: quella d’amore tra BH e AM – quando si pensa alle passioni del pittore livornese vengono sempre in mente Anna Achmatova (1910-1911) e Jeanne Hébuterne (1917-1920) – e anche quella della sola BH. Invero, questa pubblicazione non solo le restituisce il suo ruolo nella vita di AM ma rappresenta un ulteriore tassello di quel viaggio di (ri)scoperta che Diotaiuti e Tortora hanno da anni amorevolmente intrapreso, cercando di ricollocare BH sulla scena modernista del suo tempo, scena da cui i suoi contemporanei prima e gli studiosi poi l’hanno a lungo esclusa, in parte anche (ma non solo) a causa del suo carattere poco accomodante e della sua radicalità politica, che all’epoca ne fecero un bersaglio anche per le femministe sue coeve, le quali giudicavano le sue posizioni troppo estreme.

Riguardo alla storia d’amore di Hastings con Modigliani sappiamo comunque che fu vissuta a Parigi negli anni tra il 1914 e il 1916; lei vi era arrivata per delle corrispondenze per l’importante rivista socialista per cui lavorava, «The New Age», e lui, come sappiamo, inseguendo la sua arte dai lidi toscani. Sappiamo inoltre, a parte il fatto che fu ritratta da Modigliani una decina di volte, che BH possedette e salvò dall’abbandono una testa in pietra di AM, che, come ci racconta lei stessa, l’artista aveva cominciato a scolpire e aveva poi abbandonato; al che lei l’aveva salvata dalla spazzatura – letteralmente – col desiderio di non separarsene mai se non per consegnarla, dirà, a un poeta – perché in fondo solo gli artisti, sosterrà, sono in grado di comprendere e apprezzare appieno gli altri artisti. E negli apparati biobibliografici che accompagnano la novella, possiamo leggere, grazie alla ricostruzione precisa e puntuale di Tortora e di Di Chiara, proprio la storia di quella testa, che ora si trova conservata presso l’Harvard Art Museums, nel Massachusetts.

Tuttavia, sulla relazione tra BH e AM alcuni biografi sembrano non essere del tutto concordi, non tanto circa la veridicità del rapporto, che è ben attestato, quanto sulla sua rilevanza e le modalità in cui si consumò, tanto che a volte, nelle biografie di Modigliani, BH viene superficialmente liquidata in poche righe, per esempio come una sorta di fanatica occultista – per il suo essere stata una teosofa – da tenere ben lontana dal Secondo altri biografi invece BH supportò e incoraggiò considerevolmente Modigliani, tanto che, per esempio, come si legge a pp. 102-103 del libro, nella sezione biografica a cura di FT, Charles Douglas scrisse:


La “poetessa inglese” fece tutto il possibile per tenere Modigliani lontano dai guai, aiutandolo e incoraggiandolo a lavorare. Dal momento che egli dipinse alcune delle sue opere migliori nel periodo della loro convivenza, gli amanti dell’arte hanno ben donde nell’esserle grati. Ma la storia della loro relazione può essere raccontata solo da lei. Chissà, magari un giorno scriverà le sue memorie, e allora del vero carattere di Modigliani sapremo più di quanto chiunque altro abbia saputo rivelare fin qui.


Questa predizione ci dice quindi dell’assoluto rilievo di questo libro, che per la prima volta dà voce alla “poetessa inglese” – che poetessa solo non fu, ma anche saggista, romanziera, giornalista – e, attraverso di lei, ci mostra aspetti nuovi della vita e del carattere dell’artista livornese e con modalità letterarie originalissime. Non a caso, anni dopo la fine della loro relazione, la stessa BH, come si legge a p. 101, avrebbe scritto:


La biografia di un artista può solo essere fatta da un altro artista, e dunque il lavoro dovrebbe essere completamente “costruito sull’immaginazione”, come lo è un artista. Questi tipi comuni che scarabocchiano il loro miserabile “ficcanasare” non hanno niente a che fare con noi. Quando qualche critico futuro vorrà sapere come io vedessi la vita e le persone, prenderà il mio Minnie Pinnikin, fino a ora non stampato.


Ma infine stampato, possiamo dirlo, grazie a Diotaiuti e Tortora. E quel che è certo è che in queste pagine la memoria di BH mette insieme un resoconto, appunto, immaginifico: fiabesco, circense, surreale, meraviglioso (nel senso che Tzvetan Todorov attribuiva a questo termine, e cioè proprio di quel genere narrativo in cui gli eventi soprannaturali vengono accettati come normali sia dai personaggi sia dai lettori, senza richiedere spiegazioni razionali. E del resto, a p. 60, il personaggio di Minnie Pinnikin dichiara: “Non tutto quel che c’è da sapere è sempre logico”). L’amore con Modigliani diventa quindi nella penna di Hastings un racconto che si svolge all’insegna dell’immaginazione, ma anche denso di ironia stralunata – qui si pensa alle avventure dell’Alice di Lewis Carroll e ai suoi nonsense – e di buffa comicità – e qui si pensa invece alla slapstick comedy, che proprio all’inizio del Novecento impazzava, con le sue gag fisiche e acrobatiche, le cadute, gli inseguimenti, gli schiaffi, e il suo ritmo veloce. Un racconto che la coltissima BH costruisce inseguendo la propria fantasia anarchica, prorompente, che ci restituisce un AM insolito, addirittura sdoppiato in una sorta di dottor Jekyll e Mr. Hyde, cioè in due personaggi antitetici, il generoso e giocoso e gioioso Pâtredor e l’egocentrico, avaro, vanesio, irascibile, meschino Bompas-Artista-Pittore. Due anime in un solo corpo che sembrano prendere vicendevolmente il sopravvento, anche se nella notevole invenzione di BH – certo in linea con gli sviluppi della psicoanalisi freudiana, e ricordiamo che la scrittrice era non solo colta ma assai attenta agli indirizzi filosofici, politici, artistici del suo tempo – i due sono in scena contemporaneamente, come due gemelli diversi, con Bompas che ha quasi sempre il ruolo di guastafeste, una specie di ombra junghiana che segue Minnie Pinnikin-BH e  Pâtredor ovunque vadano in questo mondo incantato la cui topografia è sì quella parigina reale ma che, nel suo essere fatto di feste, fiere, gatti parlanti, donnine allegre, scimmie ammaestrate, fattucchiere… altro non è che il palcoscenico della mitica-irreale-surreale Parigi degli artisti tra fine ’800 e inizio ’900. C’è da aggiungere che, come spesso accade, anche in questo caso il villain di turno, il “cattivo”, ruba quasi la scena al suo antagonista, accentrando su di sé l’attenzione, perché, almeno a mio parere, la figura del grossolano ma tormentato, angosciato Bompas predomina su quella tenera e solare di Pâtredor – “nel bene non c’è romanzo”, come notoriamente affermava quello – e con ogni evidenza BH conosceva assai bene l’umoralità e i demoni di Modigliani, le sue sregolatezze e dismisure, pur non apparendone intimidita: Hastings era donna eccezionalmente forte e assertiva, di grande piglio, capace di tenere testa ai suoi numerosi interlocutori e sottrattori maschili (e femminili), e difatti non sembra nutrire alcuna soggezione per la figura di AM, che anzi spesso sbeffeggia, enfatizzandone i difetti, le spigolosità, pur sempre, però, con una tenerezza e una levità che sono cifre distintive di Minnie Pinnikin.

È questa un’opera, per concludere, che al di là del dato biografico o autobiografico, è sicuramente interessante e valevole di per sé, intanto perché al di sotto della vicenda personale tra BH-MP e AM-Pâtredor-Bompas si cela prima l’universale di ogni storia d’amore – e soprattutto d’innamoramento, il quale proietta chi lo vive in una dimensione in cui non c’è posto per la razionalità e in cui tutto è scoperta continua, invenzione continua, creazione continua – e poi un nucleo concettuale di riflessione metapoetica sull’arte come gioco e tormento (due facce di una stessa medaglia, suggerisce BH) e su quel Giano bifronte che è in fondo ogni creatore, soprattutto nella visione estatica e decadente degli artisti dell’epoca. Si tratta di una riflessione, insomma, sulla necessità di trasfigurare artisticamente il dato di realtà per accedere al Reale (che dietro la realtà si nasconde, ci ha svelato Jacques Lacan) ma anche, forse, di accettare che, sempre nell’arte, il ludos, una delle facce di eros, e thanatos, non possano fare a meno l’uno dell’altra, la spinta vitale e quella mortifera.

Chiara Serani

 

12.

Giornata Per Amedeo Modigliani - II Edizione, a cura de Le Cicale Operose. 12 luglio, 2026.

Ore 19:00 : presentazione di Minnie Pinnikin, di Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, traduzione di Francesca Del Moro, Selvatiche Edizioni, 2026. Chiara Serani in dialogo con Maristella Diotaiuti.

LETTURE A CURA DI LAURA GIULIBERTI E GIUSEPPE GIANNOTTI, POETI, per la presentazione del volume "Minnie Pinnikin", di Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, traduzione dal francese di Francesca Del Moro, Selvatiche Edizioni, 2026. Chiara Serani ha introdotto la curatrice.

Nel video: un estratto delle letture.





11.

Minnie Pinnikin. Il libro.

𝑀𝑖𝑛𝑛𝑖𝑒 𝑃𝑖𝑛𝑛𝑖𝑘𝑖𝑛, di Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, traduzione di Francesca Del Moro. Selvatiche Edizioni - Seed, Lesa (No), giugno 2026 – collana Mostruose. Impaginazione a cura di Miriam Romeo. Immagine in sovra copertina di Patrizia Pollato.
Prefazione di Maristella Diotaiuti. Articoli critici di Federico Tortora (𝐿𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝐵𝑒𝑎𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒 𝐻𝑎𝑠𝑡𝑖𝑛𝑔𝑠 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝐴𝑚𝑒𝑑𝑒𝑜 𝑀𝑜𝑑𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎𝑛𝑖 𝑑𝑎𝑙 1914 𝑎𝑙 1916. Traduzioni di Chiara Serani e Marina Petri) e di Mario Di Chiara (𝑆𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑐𝑐𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑀𝑜𝑑𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎𝑛𝑖 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝐻𝑎𝑠𝑡𝑖𝑛𝑔𝑠. 𝐵𝑖𝑏𝑙𝑖𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑖𝑛𝑡𝑒𝑠𝑖 1954-2010).
ISBN | 979-12-81923-2-18. 120 pagine. Sovracopertina 𝑠𝑜𝑓𝑡 𝑡𝑜𝑢𝑐ℎ, titolo e fiore in rilievo. Misure: 19x13,5 cm.
Questo libro è stato pubblicato grazie all’opera di ricerca e studio di Maristella Diotaiuti e Federico Tortora (Le Cicale Operose). Testo raccolto da Le Cicale Operose al MoMa, New York e in un periodico d’epoca.
Selvatiche Edizioni - Seed, Casa Editrice indipendente, “𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒 𝑛𝑒𝑙 2024 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑝𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑒𝑖𝑡𝑎̀, 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑢𝑡𝑒𝑛𝑡𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎̀, 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑜, 𝑑𝑖𝑓𝑒𝑡𝑡𝑜𝑠𝑎, 𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑜𝑠𝑎, 𝑓𝑎𝑚𝑒𝑙𝑖𝑐𝑎, 𝑙𝑢𝑛𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎, 𝑣𝑢𝑙𝑐𝑎𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑔𝑒𝑛𝑎” di una giovane Editrice, Monica Zanon. Le Cicale Operose ha scelto Selvatiche Edizioni - Seed per l’estrema cura che l’Editrice impiega nel produrre il libro (che potete ammirare nelle foto), ed inoltre molte di queste definizioni che connotano l’agire della Casa Editrice sono altrettanto calzanti per definire la personalità di Beatrice Hastings, spirito indomito e ribelle, la quale ha sempre rivendicato, con la sua voce libera, oppositiva, dirompente, la propria selvatichezza.

Nella quarta di copertina:
Maristella Diotaiuti: “𝑀𝑖𝑛𝑛𝑖𝑒 𝑃𝑖𝑛𝑛𝑖𝑘𝑖𝑛 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜, 𝑖𝑛 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑣𝑒 𝑠𝑢𝑟𝑟𝑒𝑎𝑙𝑒, 𝑜𝑛𝑖𝑟𝑖𝑐𝑎, 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒, 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑖𝑔𝑢𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑎𝑟𝑡𝑒, 𝑡𝑟𝑎 𝐵𝑒𝑎𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒 𝐻𝑎𝑠𝑡𝑖𝑛𝑔𝑠 𝑒 𝐴𝑚𝑒𝑑𝑒𝑜 𝑀𝑜𝑑𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎𝑛𝑖, 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑢𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑐𝑖𝑟𝑐𝑎 𝑑𝑢𝑒 𝑎𝑛𝑛𝑖, 𝑡𝑟𝑎 𝑖𝑙 1914 𝑒 𝑖𝑙 1916 𝑎 𝑃𝑎𝑟𝑖𝑔𝑖. 𝑆𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑢𝑛𝑖𝑐𝑜 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑎𝑢𝑡𝑒𝑛𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑎𝑔𝑜𝑛𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒, 𝑑𝑎 𝑐ℎ𝑖 ℎ𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑠𝑢𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑢𝑛 𝑙𝑒𝑔𝑎𝑚𝑒 𝑡𝑢𝑟𝑏𝑜𝑙𝑒𝑛𝑡𝑜, 𝑖𝑛𝑐𝑎𝑛𝑑𝑒𝑠𝑐𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑒, 𝑚𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑑𝑖 𝑖𝑑𝑒𝑒 𝑒 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖, 𝑑𝑖 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜, 𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑜𝑡𝑖𝑑𝑖𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎̀. 𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑖𝑣𝑖𝑙𝑒𝑔𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑢𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒 𝑐𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑖𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑒𝑙𝑎𝑡𝑜, 𝑑𝑖 𝑎𝑣𝑣𝑖𝑐𝑖𝑛𝑎𝑟𝑐𝑖 𝑎𝑙𝑙’𝑢𝑛𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑖 𝑎𝑓𝑓𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑖, 𝑣𝑖𝑐𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑖, 𝑑𝑢𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑒𝑠𝑜𝑟𝑏𝑖𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖, 𝑒𝑐𝑐𝑒𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑑𝑢𝑒 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑡𝑖, 𝑣𝑜𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑎 𝑢𝑛’𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑡𝑜𝑡𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑛𝑡𝑒, 𝑖𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑖𝑛𝑐𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑒 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑢𝑖 𝑙'𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎 𝑑'𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑒 𝑣𝑖𝑐𝑒𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎.”





10.

Siamo felici di annunciare che è arrivata in sede l’opera Minnie Pinnikin, di Beatrice Hastings, che sarà presentata in prima assoluta il 12 luglio 2026 alle ore 18:30, presso Salus Bistrot & Opus Lab, corso Amedeo, 101 – Livorno, nel corso della “Giornata per Amedeo Modigliani”, a cura de Le Cicale Operose.
In vista della presentazione, potete 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐨𝐭𝐚𝐫𝐞 o farvi spedire 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐩𝐢𝐚 inviando la richiesta a lecicaleoperose@gmail.com oppure via whatsapp al 3472993159 (Federico).
Il costo del libro (dotato di sovra copertina artistica) è di 19 euro.
Con l’acquisto di una copia Le Cicale Operose donerà un segnalibro (plastificato) su cui è raffigurata la scultura di Amedeo Modigliani conservata gelosamente per lunghi anni da Beatrice Hastings e della quale si parla nei due articoli in appendice all’opera.
"Racconto la storia [della mia relazione con Modigliani] in Minnie Pinnikin, un libro inedito […] Io ero Minnie Pinnikin e credevo che tutti vivessero in un mondo di fiaba, come me."
(Beatrice Hastings)
Dalla quarta di copertina:
“Minnie Pinnikin è il racconto, in chiave surreale, onirica, della relazione sentimentale, trasfigurata in arte, tra Beatrice Hastings e Amedeo Modigliani, relazione durata circa due anni, tra il 1914 e il 1916 a Parigi. Si tratta dell’unico racconto autentico perché scritto da una protagonista della storia d’amore, da chi ha vissuto in prima persona un legame turbolento, incandescente, non conforme, ma fatto anche di condivisioni, di idee e visioni comuni, di lavoro, e di quotidianità. Questo posizionamento privilegiato dell’autrice ci consente di entrare nella storia e conoscere quello che di solito è celato, di avvicinarci all’universo complesso di due esseri affini e pure diversi, vicini e lontanissimi, due persone esorbitanti, eccedenti, due artisti decentrati, votati a un’arte totalizzante, in una coincidenza di arte e vita per cui l'esistenza stessa diventa opera d'arte e viceversa.”
Minnie Pinnikin, Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, traduzione di Francesca Del Moro, Selvatiche Edizioni-Seed, 2026.
Immagine in sovra copertina: Patrizia Pollato.

Questo libro è stato pubblicato grazie all’opera di ricerca e di studio di Maristella Diotaiuti e Federico Tortora (Le Cicale Operose®).




9.

Amedeo Modigliani



Per motivi di ordine etico e per delicatezza, non volendo cioè strumentalizzare il grande artista livornese né cadere nella narrazione aneddotica sulla loro relazione, abbiamo sistematicamente evitato di associare Beatrice Hastings ad Amedeo Modigliani nel pubblicare questi primi cinque volumi che raccolgono opere inedite di Beatrice Hastings. Inoltre, le sue opere meritavano uno sguardo circoscritto alla dimensione letteraria.

D’altra parte, fino al nostro lavoro di raccolta dei testi inediti di Beatrice Hastings, pochi ricercatori sapevano dell’esistenza di sue opere e della sua attività di giornalista e scrittrice, mentre ne avevano sentito parlare in relazione alla storia d’amore con Amedeo Modigliani. Ricordiamo che fino al nostro intervento, ad esempio la pagina Wikipedia conteneva poche righe su Hastings, descrizioni scarne, approssimative, poco o per nulla veritiere, come poco veritiera è una certa perenne narrazione denigratoria a danno di entrambi.

Restare sulla soglia è stato, quindi, il nostro imperativo.

Ma adesso, con il ritrovamento del dattiloscritto Minnie Pinnikin, di imminente pubblicazione con Selvatiche Edizioni-Seed, è la stessa Beatrice Hastings a parlare della sua relazione con Amedeo Modigliani.

Minnie Pinnikin, scritta dall’autrice in lingua francese, probabilmente per essere letta in occasione di una mostra d’arte collettiva al Salon D’Antin, nel 1915, è l’unica opera in cui Beatrice parla di Amedeo, anzi, l’artista livornese è insieme a lei protagonista della storia. Beatrice colloca Amedeo in una dimensione immaginifica, artistica, l’unica che, a suo vedere, può rappresentare nella sua autenticità la storia d’amore tra i due. Una dimensione inviolata, protetta, lontana dalla “gente comune” che non può comprendere il modo di vivere di questi artisti (l’aneddotica di cui si parlava è conseguenza di questa incomprensione). In questa dimensione Beatrice si compenetra nell’arte di Modigliani, la intende appieno (l’analisi dell’opera di Amedeo da parte di Beatrice è elemento prezioso di quest’opera), Beatrice ama Modigliani quanto ama la sua arte.

 Il 12 luglio sarà quindi un evento memorabile, la prima volta in cui sarà consegnato, attraverso questa pubblicazione, lo scrigno che racchiude il mondo di Beatrice e Amedeo.

L’evento: Presentazione Minnie Pinnikin

Federico Tortora 

In foto: Amedeo Modigliani - 1914, anno in cui incontrò Beatrice Hastings.



8.

Minnie Pinnikin. Traduzione: Francesca Del Moro.




Siamo grati e riconoscenti a Francesca Del Moro, poetessa, traduttrice, per la splendida traduzione dal francese di Minnie Pinnikin (unica opera scritta da BH in lingua francese), per aver ritenuto Minnie Pinnikin un’opera letteraria pregevole e meritevole di attenzione, per aver caldeggiato la nostra opera alla Casa Editrice Selvatiche Edizioni-Seed che presto consentirà a tutte e a tutti di leggere per la prima volta il dattiloscritto Minnie Pinnikin nella sua forma integrale. Questa preziosa traduzione è stata resa possibile anche grazie ai 450 soci de Le Cicale Operose che hanno contribuito, nel 2024, a sostenere il costo della traduzione insieme a noi.

Per sempre grati!

 

Francesca Del Moro

È nata a Livorno nel 1971 e vive a Bologna. È laureata in lingue e dottore di ricerca in Scienza della traduzione. Ha pubblicato i libri di poesia Fuori tempo (Giraldi, 2005), Non a sua immagine (Giraldi, 2007), Quella che resta (Giraldi, 2008), Gabbiani ipotetici (Cicorivolta, 2013), Le conseguenze della musica (Cicorivolta, 2014), Gli obbedienti (Cicorivolta, 2016), Una piccolissima morte (edizionifolli, 2017, ripubblicato nel 2018 come ebook nella collana Versante Ripido / LaRecherche), La statura della palma. Canti di martiri antiche (Cofine, 2019), Ex madre (Arcipelago itaca, 2022), Questo posto buono (edizionifolli, 2023), Sovraliminale (Progetto Cultura, 2023), L (Gattomerlino, 2024) e La metà notturna (Bohumil, 2024). Ha curato e tradotto numerosi volumi di saggistica e narrativa e in poesia ha tradotto le Fleurs du Mal di Charles Baudelaire (Le Cáriti, 2010) i Derniers Vers di Jules Laforgue (Marco Saya, 2020) e una selezione degli Chants d’Utopie di Brice Bonfanti (Arcipelago itaca, 2025). Fa parte del collettivo Arts Factory e del Club Pavese+Tenco insieme a Federica Gonnelli e alla fondatrice Adriana M. Soldini, con le quali ha contribuito come traduttrice e performer ai cataloghi, alle opere di videoarte e alle performance di presentazione delle mostre collettive di arte contemporanea Scorporo (2011), Into the Darkness (2012) e Look at Me! (2013), nonché allo spettacolo Rose gialle in una coppa nera dedicato a Cesare Pavese e Luigi Tenco (2018). Propone performance di musica e poesia insieme alle Memorie dal SottoSuono, con cui ha inciso due brani inclusi nelle compilation Leitmotiv 13 (2013) e Leitmotiv 14 (2014) prodotte da Fuzz Studio e ha partecipato alla realizzazione del primo album omonimo (2016). Nel 2013 ha pubblicato la biografia della rock band Placebo La rosa e la corda. Placebo 20 Years, edita da Sound and Vision. Dal 2007 organizza eventi in collaborazione con varie associazioni bolognesi e fa parte del comitato organizzativo del festival multidisciplinare Bologna in Lettere.

L’ultima sua opera è la pubblicazione del volume 𝐿𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑙𝑚𝑎, Selvatiche Edizioni-Seed, 2025, illustrazioni di Jara Marzulli, postfazioni di Anna Maria Curci e Adriana Maria Soldini.




7. 

Brevi note biografiche di Beatrice Hastings. Di Federico Tortora

Link:  Brevi note biografiche di Beatrice Hastings


6.

Mediante alcune immagini montate in questa clip ripercorriamo brevemente la vita "in full revolt" di Beatrice Hastings. 

Nella seconda parte della clip: "Le Cicale Operose per Beatrice Hastings" e l'annuncio della prossima pubblicazione.

Musica: Oniria, del trio Link (Meme Lucarelli, Andrea Gorza, Gennaro Scarpato). 

Montaggio video: Federico Tortora (Le Cicale Operose)


Per aprire il video cliccare sull'immagine. Buona visione.




5.

In appendice al volume Minnie Pinnikin troverete due articoli "bonus", di Mario Di Chiara e di Federico Tortora. 

Ecco i titoli:

Mario Di Chiara: Sulle tracce della scultura di Modigliani salvata da Hastings. Bibliografia di sintesi, 1954-2010.

Federico Tortora: La salvifica presenza di Beatrice Hastings nella vita di Amedeo Modigliani dal 1914 al 1916.

I due articoli sono esiti di ricerche specifiche su Beatrice Hastings e Amedeo Modigliani, frutto di una collaborazione piacevole e avventurosa tra i due contributori, condividendo le rispettive fonti documentali certe in loro possesso, che hanno restituito una messa a fuoco sui temi trattati depurata da qualsiasi narrazione fantasiosa.

Ringraziamo Chiara Serani e Marina Petri per le traduzioni di alcuni virgolettati contenuti nei due articoli.

Federico Tortora (Le Cicale Operose): da anni raccoglie opere inedite di Beatrice Hastings affidandone le pubblicazioni, a cura di Maristella Diotaiuti, a varie case editrici italiane. È autore dei volumi "Il testamento di Jenny, Erasmo Editore, 2015 e Beatrice Hastings in full revolt, Le Cicale Operose, 2020.

Mario Di Chiara: Conosciuto come uno tra i maggiori collezionisti di fotografia dell’800, in special modo toscana, annovera nella sua raccolta ritratti originali di Amedeo Modigliani. È stato tra i relatori del convegno internazionale di studi Modigliani, ebreo livornese, 2020. Nella sua biblioteca conserva circa cento pubblicazioni su Amedeo Modigliani.


4.

Estratti da alcune note e recensioni sulle opere di Beatrice Hastings finora pubblicate a cura de Le Cicale Operose.

Per il volume Beatrice Hastings in full revolt, a cura di Diotaiuti, Tortora, Le Cicale Operose, 2020

“Questo libro nasce da una urgenza e da una constatazione. La constatazione di una operazione sistematica e violenta di cancellazione, di oscuramento, realizzata nei confronti di Beatrice Hastings che abbiamo scoperto essere una intellettuale di sicuro talento. Nasce dall’urgenza di restituirle il posto che le spetta di diritto nel mondo della cultura, delle lettere e del giornalismo europeo.”

Maristella Diotaiuti, in Beatrice Hastings in full revolt.

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 “[…] riesce a passare con naturalezza dalla repulsione per la guerra alle surreali Feminine Fables, dagli articoli in difesa del diritto di autodeterminazione delle donne alla rievocazione del mondo magico dei nativi africani, e infine alle poesie e ai romanzi, che lasciano affiorare antiche e recenti lacerazioni”

Maria Clelia Cardona, in“Beatrice va da sola”, Leggendaria n. 143, settembre 2020

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“Se gli uomini sono collerici e ambiziosi di solito il cerchio maschile del consenso li giustifica; se le donne si infuriano o vogliono riconoscimento, l’antico uso sociale le isola. […] Sono lieta perciò di ritrovare la citazione “in full revolt” in un libro atipico dedicato a […] una scrittrice di versi, articoli, romanzi, cancellata dalla memoria collettiva e recuperata da un team cilentano-napoletano[…]”

Antonella Cilento, in “La critica femminile inquieta gli uomini”, in la Repubblica - Napoli, 22 febbraio, 2020

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Beatrice Hastings fa parte a pieno titolo di quella coraggiosa minoranza di disobbedienti e di ribelli al patriarcato ma la sua contestazione è stata profondamente radicale e politica. Parte dalle fondamenta della misoginia e dello sfruttamento delle donne, perché affronta le caratteristiche del sistema politico ed economico che sostiene la divisione tra un genere che opprime e un genere che è oppresso.

Floriana Coppola, in“Beatrice Hastings e le disobbedienti”,  in Lo spazio di Atena, Versipelle, 2 maggio, 2022

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“Il volume Beatrice Hastings in full revolt, tra i tanti meriti, ha proprio quello di fare luce, finalmente, sulle sue indubbie qualità di scrittrice, giornalista, poetessa e intellettuale, che fino alla morte volontaria, avvenuta nel 1943, affermò e praticò la sua libertà di essere, ossia di scrivere, amare, vivere.”

Chiara Pasetti, in “L’animo libero e rivoluzionario di Beatrice Hastings”, Il Sole24Ore, 7 marzo, 2021

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“Se nelle Favole femminili, la sofferenza per una condizione in cui le proprie risorse (sensibilità, intelligenza, cultura) vengono sopraffatte dal sistema sociale che stabilisce a priori l’inferiorità della donna, è anche vero che la dea vince sempre. Basta seguire la propria volontà, esaudire i propri desideri, a costo di tutto, senza demordere mai.”

“[…] La voce di Beatrice Hastings scolpisce le parole, le fa risplendere nell’acciaio. Il suo stile è perentorio e senza tentennamenti.”


Rosa Pierno, in“Le favole femminili di Beatrice Hastings”, in Trasversale, un percorso fra le arti, di Rosa Pierno, 22 ottobre, 2023.

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 “La sua cifra esistenziale fu l’intensità [...] La sua scrittura è graffiante, intrisa di sentimenti forti: rabbia, sdegno, combattività e spirito di sovversione. L’accettazione dello status quo non era tra le opzioni possibili per lei che racconta di donne che sfioriscono precocemente perché costrette a cedere alle aspettative sociali che le privano di spazi di realizzazione.”

Francesca Vitelli, in Le disobbedienti: Beatrice Hastings, in Il mondo di Suk, 10 gennaio 2022

 


Per gli Atti del Primo Convegno, AA.VV. Le Cicale Operose, 2021

“[…] per una donna che vuole compiere il suo percorso di libertà, che vuole essere signora delle proprie scelte e della propria vita, come è stata indubbiamente Beatrice Hastings, è importante poter rispecchiarsi in donne che hanno il coraggio di rivoluzionare il ruolo loro imposto, di trasformare se stesse e insieme il mondo in cui si sono trovate a vivere.”

Daniela Bertelli, in“Il peggior nemico della donna: la donna, in Atti del Primo Convegno, 2021

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“Beatrice Hastings può essere definita una donna di contrasti in­nanzitutto perché come donna e femminista persegue con la scrit­tura un’esigenza di razionalità, derivante dalla necessità di raccon­tare la condizione della donna del tempo, manifestando il proprio impegno sociale e politico con voce alta e decisa  […] D’altro canto, però crea su di sé un personaggio di femmina fatale, di donna stravagante e libera negli atteggiamenti, svincola­ta dalle regole della società borghese e della morale corrente.”

Nadia Chiaverini, in“Una donna di contrasti”,  in Atti del Primo Convegno, 2021

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 “[…] troviamo nelle poesie di Hastings un’ammirevole maestria nell’impiego delle varie forme e stilemi che adotta; in­fatti molti di questi testi raggiungono una considerevole forza espressiva.”

Brenda Porster, in“Due poesie”, in Atti del Primo Convegno, 2021

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“Una vita vissuta fino in fondo da donna forte indipendente e coraggiosa, in perenne ricerca di se stessa, passionale, eccentrica, spregiudicata, beffarda, impetuosa, stracciona, esilarante, vitalissi­ma, in full revolt, un mix di pennellate di colore, abiti con drappeg­gi violacei, rossi, verdi, accessori vistosi e burlesque, ornamenti da ironia preraffaellita.”

Oriana Rossi, in Beatrice Hastings, La vita sociale e politica, in Atti del Primo Convegno, 2021

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 “In un mondo maschilista dove le donne erano relegate essen­zialmente in ruoli ancillari, l’irrompere sulla scena di un’intellet­tuale di così grande spessore, non era tollerato e il fiore dell’ama­ranto non poteva sbocciare.” 

Elisabetta Stellato, in Beatrice Hastings, Mito e simbolo nei racconti d’Africa in Atti del Primo Convegno, 2021

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“[…] lo sperimentalismo continuo non può essere indice di cambiamento, poiché diviene esso stesso una moda e come tale perde di genuinità. Il riconoscimento di questo paradosso è senz’altro parte integrante dell’esperienza poetica ha­stingsiana, e rivela un’ulteriore particolarità dell’autrice: la piena rivolta (che è, appunto, “piena” e non “continua”) va vissuta come stato sostanziale e ontologico, non formale. A dover essere giudicati rivoluzionari sono quindi gli esiti contenutistici e concettuali, non formali [..]

Simone Turco, inBreve nota su un diverso modernismo”, in Atti del Primo Convegno, 2021



Per il volume Woman’s Worst Enemy: Woman, Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, Astarte Edizioni, 2022

“Il titolo, volutamente provocatorio, nasce dalla sua opposizione ai miti della maternità che le stesse donne promuovono e impon­gono alle altre donne. Hastings intende sottoporre a critica e ri­formare gli atteggiamenti morali verso la maternità, verso il parto e tutto il processo procreativo, investendo anche la sessualità e il secolare controllo esercitato sul corpo femminile dovuto alla sua capacità procreativa. Un corpo, né nominato e né previsto dagli atti legislativi, considerato come semplice contenitore riproduttivo, ma indispensabile, fondamentale per la costruzione della struttura patriarcale e capitalistica […]

Maristella Diotaiuti, dall’Introduzione in Woman’s Worst Enemy: Woman.

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Senza Beatrice Hastings non saremmo le stesse. Giornalista, poeta, autrice, donna senza precedenti […] Viene presa per pazza, dissoluta, incompetente. Non ha timore a dire la parola più autentica, che è spesso la più scomoda. Della que­stione dell’autenticità, in quanto volontà di dire se stesse, scriverà molto dopo Carla Lonzi […]. Fra le molte andate perse e poi ritrovate, Beatrice Hastings è una delle più preziose.”

Giada Bonu, dalla sua postfazione Il mondo prima di Beatrice Hastings. Genealogie ed eredità dei femminismi contemporanei”, pubblicato in “Woman’s Worst Enemy: Woman”..

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 “Beatrice Hastings ha una concezione altissima della maternità. Pro­prio per questo i suoi interventi sono duri e radicali e perseguono un duplice obiettivo. Da un lato quello di non sacrificare e non ridurre la donna al suo “ruolo” materno e, dall’altro, quello di smettere di pen­sare alla maternità come una “funzione” sociale ma come a qualcosa di irriducibile alle logiche di mercato e a qualunque forma di negozia­zione contrattuale come quella del matrimonio”

Stefania Tarantinoda L’ascesa della donna contro la tirannia della più potente passione al mondo, pubblicato in “Woman’s Worst Enemy: Woman”.



Per il volume Sepolcri Imbiancati, di Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, Terra d’ulivi Edizioni, 2024

 “Uno degli elementi più sapienti della tecnica di Hastings è un opportuno uso delle ellissi, fattore che, per esempio, ha in comune con il Verga novelliere. Le sforbiciate sulla vita-non vita di Nan fanno sì che di essa ci restino fotogrammi memorabili, quelli che attribuiscono un senso alla sua parabola esistenziale”

Gianni Antonio Palumbo, dal suo articolo nel blog Giano Bifronte, Gianni Antonio Palumbo, 4 maggio 2024.

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“Nella poesia “In the presence”, Hastings definisce bene chi sono i suoi interlocutori, ovvero…praticamente nessuno!”;

“ Beatrice Hastings era in conflitto con tutto ciò che è normato, sempre a margine di ogni pensiero che metteva in discussione”

Silvia Rosa, nel corso della presentazione di Sepolcri Imbiancati, di Beatrice Hastings, 4 maggio 2024, Libreria Belgravia, Torino

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“[L]a riscoperta di Diotaiuti e Tortora è doppiamente apprezzabile, sia perché ricolloca Hastings nel perimetro di quella cultura modernista britannica dai cui contemporanei era stata estromessa a viva forza e contribuisce così ad arricchirne il quadro generale, sia perché consegna alla tradizione della scrittura e del pensiero femminile l’ulteriore tassello di una genealogia ancora in larga misura da ricostruire.”

Chiara Serani, dalla nota di lettura, in corso di pubblicazione.

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“Hastings amava descriversi “In full revolt”. La scrittura è stata per lei una lotta permanente. Per questa sua vocazione ha pagato un prezzo atroce. Se negli stessi anni qualcuno celebrava in Italia il superomismo della vita come opera d’arte, lei, già andando oltre le colonne della modernità, sperimentava, all’opposto, l’uso della parola come corpo vivente.”

Pasquale Vitagliano, tratto dal suo articolo Dietro ai “Sepolcri Imbiancati” di Beatrice Hastings, Il Manifesto del 31 luglio, 2024  

 

 

Per il volume La Commedia delle Fanciulle, a cura di Maristella Diotaiuti, traduzione di Rubina Valli, in corso di pubblicazione, Terra d’ulivi Edizioni, 2025

“[,,,] riadatta in modo dissacrante il patrimonio letterario del medioevo europeo, e in particolare quello maschile, irridendo la figura dell’eroe e la fissità schematica dell’epica, al contempo mettendone in luce la ancora sconfinata fecondità”

Dall'introduzione di Maristella Diotaiuti.

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 “Tradurre The Maids’ Comedy significa incontrare una complessità tanto ricca quanto sfuggente, una filigrana di rimandi linguistici e culturali che Beatrice Hastings tesse con leggerezza e abilità, più accennando che andando a fondo, trasportando il lettore in un viaggio che è sì picaresco e scherzoso, ma anche simile a un rito iniziatico in cui tutti i personaggi sono di volta in volta protagonisti e, tra uno scherzo e l’altro, danno voce a idee e ideali di grande spessore.”

Rubina Valli, dal suo articolo “Tradurre Beatrice Hastings”, pubblicato nel volume.

 

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3.

Beatrice Hastings e Amedeo Modigliani.

Numerosi biografi di Modigliani ed altri scrittori, nel descrivere la loro avventura, si sono quasi sempre soffermati sui soliti aneddoti più volte ribaditi. Crediamo, invece, che della relazione tra Beatrice e Amedeo debba essere considerata l’essenza più significativa e importante, poiché i continui confronti hanno determinato un prolifico momento di crescita per entrambi, sul piano artistico e intellettuale.

Due formazioni diverse ma che trovano convergenze di idee e opinione sul gusto estetico dell’arte, sullo spiritualismo, sul loro agire nel segno di un continuo sconfinamento in nome dell’arte.

Un nutrimento reciproco che ha persuaso Hastings a scrivere Minnie Pinnikin, opera parigina, finora inedita, in cui finalmente potrete trovare la vera essenza della loro relazione, la concezione dell’arte di Modigliani resa mediante lo sguardo di Beatrice Hastings, grande intellettuale mai letta e quindi mai finora riconosciuta per le sue doti, ma solo per la sistematica tessitura aneddotica, falsa e denigratoria, che ha trascinato Hastings nell’oblio.

“La scrittura di Beatrice Hastings è una scrittura rilevante, per originalità e bravura, per profondità e molteplicità di contenuti, per dirompenza di passione”.

In Minnie Pinnikin troverete prova della sua grandezza.

Federico Tortora


2.

Un piccolissimo estratto dalla prefazione di Maristella Diotaiuti per l'opera Minnie Pinnikin:

Questo è infatti, un libro utopico, invenzione e fantasia, onirico e surreale, metafisico o, meglio, patafisico ma reale. Un libro incorporeo, rarefatto e pure concreto, fisico e tangibile. Un libro ibrido di immaginazione e di realtà in cui tutto si mescola per dare vita a un universo parallelo con la sua architettura, i suoi personaggi, i suoi oggetti, speculare a quello reale ma con questo in profonda relazione e derivazione.


1.

Lasciamo, in questa clip, parole tratte dall'opera che lasciano intuire i suoi contenuti e la visione dell'arte di Beatrice.

Ringraziamo di cuore Beppe Giannotti, poeta Lunigianese, per aver prestato la sua voce a Minnie (Beatrice Hastings).

Buon ascolto.

Federico





Immagine nella pagina: opera di Leonora Carrington