sabato 16 maggio 2026

Per Minnie Pinnikin

 
















Nell’annunciare l’uscita dell’opera Minnie Pinnikin, di Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, Selvatiche Edizioni-Seed, 2006, traduzione di Francesca Del Moro (opera raccolta da Federico Tortora),

destiniamo a questa pagina del blog materiale dedicato alla nuova pubblicazione, Minnie Pinnikin, opera finora inedita (eccetto alcuni lacerti funzionali ad altri lavori) che Hastings cominciò a scrivere a Parigi nel 1914. Protagonisti della narrazione sono se stessa e Amedeo Modigliani.

Minnie Pinnikin sarà presentato, in prima assoluta, domenica 12 luglio 2026, in occasione della ricorrenza della nascita di Amedeo Modigliani. La presentazione si svolgerà nell’ambito dell’evento, a cura de Le Cicale Operose (Maristella, Federico), dedicato a Amedeo Modigliani (II Edizione) presso il locale e il grande Giardino dell’800 di corso Amedeo, 101, presidio culturale fondato da Le Cicale Operose nel 2016 e dall’8 marzo 2026 sede di Salus Bistrot e Opus Lab -Spazio Creativo - ASD APS, che collaboreranno alla realizzazione dell’evento (a presto i dettagli). 


Nel frattempo:


8. 

Brevi note biografiche di Beatrice Hastings. Di Federico Tortora

Link:  Brevi note biografiche di Beatrice Hastings


7.

Mediante alcune immagini montate in questa clip ripercorriamo brevemente la vita "in full revolt" di Beatrice Hastings. 

Nella seconda parte della clip: "Le Cicale Operose per Beatrice Hastings" e l'annuncio della prossima pubblicazione.

Musica: Oniria, del trio Link (Meme Lucarelli, Andrea Gorza, Gennaro Scarpato). 

Montaggio video: Federico Tortora (Le Cicale Operose)


Per aprire il video cliccare sull'immagine. Buona visione.




6.

In appendice al volume Minnie Pinnikin troverete due articoli "bonus", di Mario Di Chiara e di Federico Tortora. 

Ecco i titoli:

Mario Di Chiara: Sulle tracce della scultura di Modigliani salvata da Hastings. Bibliografia di sintesi, 1954-2010.

Federico Tortora: La salvifica presenza di Beatrice Hastings nella vita di Amedeo Modigliani dal 1914 al 1916.

I due articoli sono esiti di ricerche specifiche su Beatrice Hastings e Amedeo Modigliani, frutto di una collaborazione piacevole e avventurosa tra i due contributori, condividendo le rispettive fonti documentali certe in loro possesso, che hanno restituito una messa a fuoco sui temi trattati depurata da qualsiasi narrazione fantasiosa.

Ringraziamo Chiara Serani e Marina Petri per le traduzioni di alcuni virgolettati contenuti nei due articoli.


Federico Tortora (Le Cicale Operose): da anni raccoglie opere inedite di Beatrice Hastings affidandone le pubblicazioni, a cura di Maristella Diotaiuti, a varie case editrici italiane. È autore dei volumi "Il testamento di Jenny, Erasmo Editore, 2015 e Beatrice Hastings in full revolt, Le Cicale Operose, 2020.

Mario Di Chiara: Conosciuto come uno tra i maggiori collezionisti di fotografia dell’800, in special modo toscana, annovera nella sua raccolta ritratti originali di Amedeo Modigliani. È stato tra i relatori del convegno internazionale di studi Modigliani, ebreo livornese, 2020. Nella sua biblioteca conserva circa cento pubblicazioni su Amedeo Modigliani.


5.

Estratti da alcune note e recensioni sulle opere di Beatrice Hastings finora pubblicate a cura de Le Cicale Operose.

Per il volume Beatrice Hastings in full revolt, a cura di Diotaiuti, Tortora, Le Cicale Operose, 2020

“Questo libro nasce da una urgenza e da una constatazione. La constatazione di una operazione sistematica e violenta di cancellazione, di oscuramento, realizzata nei confronti di Beatrice Hastings che abbiamo scoperto essere una intellettuale di sicuro talento. Nasce dall’urgenza di restituirle il posto che le spetta di diritto nel mondo della cultura, delle lettere e del giornalismo europeo.”

Maristella Diotaiuti, in Beatrice Hastings in full revolt.

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 “[…] riesce a passare con naturalezza dalla repulsione per la guerra alle surreali Feminine Fables, dagli articoli in difesa del diritto di autodeterminazione delle donne alla rievocazione del mondo magico dei nativi africani, e infine alle poesie e ai romanzi, che lasciano affiorare antiche e recenti lacerazioni”

Maria Clelia Cardona, in“Beatrice va da sola”, Leggendaria n. 143, settembre 2020

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“Se gli uomini sono collerici e ambiziosi di solito il cerchio maschile del consenso li giustifica; se le donne si infuriano o vogliono riconoscimento, l’antico uso sociale le isola. […] Sono lieta perciò di ritrovare la citazione “in full revolt” in un libro atipico dedicato a […] una scrittrice di versi, articoli, romanzi, cancellata dalla memoria collettiva e recuperata da un team cilentano-napoletano[…]”

Antonella Cilento, in “La critica femminile inquieta gli uomini”, in la Repubblica - Napoli, 22 febbraio, 2020

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Beatrice Hastings fa parte a pieno titolo di quella coraggiosa minoranza di disobbedienti e di ribelli al patriarcato ma la sua contestazione è stata profondamente radicale e politica. Parte dalle fondamenta della misoginia e dello sfruttamento delle donne, perché affronta le caratteristiche del sistema politico ed economico che sostiene la divisione tra un genere che opprime e un genere che è oppresso.

Floriana Coppola, in“Beatrice Hastings e le disobbedienti”,  in Lo spazio di Atena, Versipelle, 2 maggio, 2022

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“Il volume Beatrice Hastings in full revolt, tra i tanti meriti, ha proprio quello di fare luce, finalmente, sulle sue indubbie qualità di scrittrice, giornalista, poetessa e intellettuale, che fino alla morte volontaria, avvenuta nel 1943, affermò e praticò la sua libertà di essere, ossia di scrivere, amare, vivere.”

Chiara Pasetti, in “L’animo libero e rivoluzionario di Beatrice Hastings”, Il Sole24Ore, 7 marzo, 2021

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“Se nelle Favole femminili, la sofferenza per una condizione in cui le proprie risorse (sensibilità, intelligenza, cultura) vengono sopraffatte dal sistema sociale che stabilisce a priori l’inferiorità della donna, è anche vero che la dea vince sempre. Basta seguire la propria volontà, esaudire i propri desideri, a costo di tutto, senza demordere mai.”

“[…] La voce di Beatrice Hastings scolpisce le parole, le fa risplendere nell’acciaio. Il suo stile è perentorio e senza tentennamenti.”


Rosa Pierno, in“Le favole femminili di Beatrice Hastings”, in Trasversale, un percorso fra le arti, di Rosa Pierno, 22 ottobre, 2023.

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 “La sua cifra esistenziale fu l’intensità [...] La sua scrittura è graffiante, intrisa di sentimenti forti: rabbia, sdegno, combattività e spirito di sovversione. L’accettazione dello status quo non era tra le opzioni possibili per lei che racconta di donne che sfioriscono precocemente perché costrette a cedere alle aspettative sociali che le privano di spazi di realizzazione.”

Francesca Vitelli, in Le disobbedienti: Beatrice Hastings, in Il mondo di Suk, 10 gennaio 2022

 


Per gli Atti del Primo Convegno, AA.VV. Le Cicale Operose, 2021

“[…] per una donna che vuole compiere il suo percorso di libertà, che vuole essere signora delle proprie scelte e della propria vita, come è stata indubbiamente Beatrice Hastings, è importante poter rispecchiarsi in donne che hanno il coraggio di rivoluzionare il ruolo loro imposto, di trasformare se stesse e insieme il mondo in cui si sono trovate a vivere.”

Daniela Bertelli, in“Il peggior nemico della donna: la donna, in Atti del Primo Convegno, 2021

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“Beatrice Hastings può essere definita una donna di contrasti in­nanzitutto perché come donna e femminista persegue con la scrit­tura un’esigenza di razionalità, derivante dalla necessità di raccon­tare la condizione della donna del tempo, manifestando il proprio impegno sociale e politico con voce alta e decisa  […] D’altro canto, però crea su di sé un personaggio di femmina fatale, di donna stravagante e libera negli atteggiamenti, svincola­ta dalle regole della società borghese e della morale corrente.”

Nadia Chiaverini, in“Una donna di contrasti”,  in Atti del Primo Convegno, 2021

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 “[…] troviamo nelle poesie di Hastings un’ammirevole maestria nell’impiego delle varie forme e stilemi che adotta; in­fatti molti di questi testi raggiungono una considerevole forza espressiva.”

Brenda Porster, in“Due poesie”, in Atti del Primo Convegno, 2021

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“Una vita vissuta fino in fondo da donna forte indipendente e coraggiosa, in perenne ricerca di se stessa, passionale, eccentrica, spregiudicata, beffarda, impetuosa, stracciona, esilarante, vitalissi­ma, in full revolt, un mix di pennellate di colore, abiti con drappeg­gi violacei, rossi, verdi, accessori vistosi e burlesque, ornamenti da ironia preraffaellita.”

Oriana Rossi, in Beatrice Hastings, La vita sociale e politica, in Atti del Primo Convegno, 2021

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 “In un mondo maschilista dove le donne erano relegate essen­zialmente in ruoli ancillari, l’irrompere sulla scena di un’intellet­tuale di così grande spessore, non era tollerato e il fiore dell’ama­ranto non poteva sbocciare.” 

Elisabetta Stellato, in Beatrice Hastings, Mito e simbolo nei racconti d’Africa in Atti del Primo Convegno, 2021

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“[…] lo sperimentalismo continuo non può essere indice di cambiamento, poiché diviene esso stesso una moda e come tale perde di genuinità. Il riconoscimento di questo paradosso è senz’altro parte integrante dell’esperienza poetica ha­stingsiana, e rivela un’ulteriore particolarità dell’autrice: la piena rivolta (che è, appunto, “piena” e non “continua”) va vissuta come stato sostanziale e ontologico, non formale. A dover essere giudicati rivoluzionari sono quindi gli esiti contenutistici e concettuali, non formali [..]

Simone Turco, inBreve nota su un diverso modernismo”, in Atti del Primo Convegno, 2021



Per il volume Woman’s Worst Enemy: Woman, Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, Astarte Edizioni, 2022

“Il titolo, volutamente provocatorio, nasce dalla sua opposizione ai miti della maternità che le stesse donne promuovono e impon­gono alle altre donne. Hastings intende sottoporre a critica e ri­formare gli atteggiamenti morali verso la maternità, verso il parto e tutto il processo procreativo, investendo anche la sessualità e il secolare controllo esercitato sul corpo femminile dovuto alla sua capacità procreativa. Un corpo, né nominato e né previsto dagli atti legislativi, considerato come semplice contenitore riproduttivo, ma indispensabile, fondamentale per la costruzione della struttura patriarcale e capitalistica […]

Maristella Diotaiuti, dall’Introduzione in Woman’s Worst Enemy: Woman.

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Senza Beatrice Hastings non saremmo le stesse. Giornalista, poeta, autrice, donna senza precedenti […] Viene presa per pazza, dissoluta, incompetente. Non ha timore a dire la parola più autentica, che è spesso la più scomoda. Della que­stione dell’autenticità, in quanto volontà di dire se stesse, scriverà molto dopo Carla Lonzi […]. Fra le molte andate perse e poi ritrovate, Beatrice Hastings è una delle più preziose.”

Giada Bonu, dalla sua postfazione Il mondo prima di Beatrice Hastings. Genealogie ed eredità dei femminismi contemporanei”, pubblicato in “Woman’s Worst Enemy: Woman”..

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 “Beatrice Hastings ha una concezione altissima della maternità. Pro­prio per questo i suoi interventi sono duri e radicali e perseguono un duplice obiettivo. Da un lato quello di non sacrificare e non ridurre la donna al suo “ruolo” materno e, dall’altro, quello di smettere di pen­sare alla maternità come una “funzione” sociale ma come a qualcosa di irriducibile alle logiche di mercato e a qualunque forma di negozia­zione contrattuale come quella del matrimonio”

Stefania Tarantinoda L’ascesa della donna contro la tirannia della più potente passione al mondo, pubblicato in “Woman’s Worst Enemy: Woman”.



Per il volume Sepolcri Imbiancati, di Beatrice Hastings, a cura di Maristella Diotaiuti, Terra d’ulivi Edizioni, 2024

 “Uno degli elementi più sapienti della tecnica di Hastings è un opportuno uso delle ellissi, fattore che, per esempio, ha in comune con il Verga novelliere. Le sforbiciate sulla vita-non vita di Nan fanno sì che di essa ci restino fotogrammi memorabili, quelli che attribuiscono un senso alla sua parabola esistenziale”

Gianni Antonio Palumbo, dal suo articolo nel blog Giano Bifronte, Gianni Antonio Palumbo, 4 maggio 2024.

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“Nella poesia “In the presence”, Hastings definisce bene chi sono i suoi interlocutori, ovvero…praticamente nessuno!”;

“ Beatrice Hastings era in conflitto con tutto ciò che è normato, sempre a margine di ogni pensiero che metteva in discussione”

Silvia Rosa, nel corso della presentazione di Sepolcri Imbiancati, di Beatrice Hastings, 4 maggio 2024, Libreria Belgravia, Torino

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“[L]a riscoperta di Diotaiuti e Tortora è doppiamente apprezzabile, sia perché ricolloca Hastings nel perimetro di quella cultura modernista britannica dai cui contemporanei era stata estromessa a viva forza e contribuisce così ad arricchirne il quadro generale, sia perché consegna alla tradizione della scrittura e del pensiero femminile l’ulteriore tassello di una genealogia ancora in larga misura da ricostruire.”

Chiara Serani, dalla nota di lettura, in corso di pubblicazione.

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“Hastings amava descriversi “In full revolt”. La scrittura è stata per lei una lotta permanente. Per questa sua vocazione ha pagato un prezzo atroce. Se negli stessi anni qualcuno celebrava in Italia il superomismo della vita come opera d’arte, lei, già andando oltre le colonne della modernità, sperimentava, all’opposto, l’uso della parola come corpo vivente.”

Pasquale Vitagliano, tratto dal suo articolo Dietro ai “Sepolcri Imbiancati” di Beatrice Hastings, Il Manifesto del 31 luglio, 2024  

 

 

Per il volume La Commedia delle Fanciulle, a cura di Maristella Diotaiuti, traduzione di Rubina Valli, in corso di pubblicazione, Terra d’ulivi Edizioni, 2025

“[,,,] riadatta in modo dissacrante il patrimonio letterario del medioevo europeo, e in particolare quello maschile, irridendo la figura dell’eroe e la fissità schematica dell’epica, al contempo mettendone in luce la ancora sconfinata fecondità”

Dall'introduzione di Maristella Diotaiuti.

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 “Tradurre The Maids’ Comedy significa incontrare una complessità tanto ricca quanto sfuggente, una filigrana di rimandi linguistici e culturali che Beatrice Hastings tesse con leggerezza e abilità, più accennando che andando a fondo, trasportando il lettore in un viaggio che è sì picaresco e scherzoso, ma anche simile a un rito iniziatico in cui tutti i personaggi sono di volta in volta protagonisti e, tra uno scherzo e l’altro, danno voce a idee e ideali di grande spessore.”

Rubina Valli, dal suo articolo “Tradurre Beatrice Hastings”, pubblicato nel volume.

 

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4. 

Prefazione di Maristella Diotaiuti: Prime impressioni.

Abbiamo sottoposto ad alcune lettrici e lettori la prefazione di Maristella Diotaiuti per il volume Minnie Pinnikin, per chiedere cosa ne pensassero. Maristella è felice e onorata di ricevere i primi apprezzamenti (ringraziamo, ad esempio, la favolosa Anna Maria Curci per l'attenzione e le parole spese). 

Pubblichiamo qui le preziose parole che Roberto Galeazzi e Lucio Macchia hanno dedicato alla prefazione. Ringraziamo Roberto e Lucio per l'attenzione e per le loro note e consuete capacità di analisi. Buona lettura.

 Roberto Galeazzi“La prefazione  getta una luce novissima sul guascone labronico che invoglia a riprenderne le opere e a riconsiderarle. Due elementi in particolare, quello del depistaggio dall’idea del reale che pur non significa perseguire il puro gesto slegato dal senso ma implica un suo aggiramento […], e poi il tema analogo della vanità del bordo come contenimento, protezione d’identità, mentre suggerisce il tema del bordo come soglia, limine. […] Il testo di Maristella evidenzia come la scrittura di Hastings fosse proiettata in un approccio che, al suo tempo, contava pochi esempi simili, cioè, un atteggiamento svincolato dall'ossessione per la "cifra" stilistica, la riconoscibilità dell'autore, l'inquadramento in un genere, funzionale al cosiddetto mercato dell'arte...("malattia" che accompagna anche l'arte visiva, a partire dal secolo scorso), con una rischiosa e disinteressata attitudine a sparigliare le carte, indossando maschere, pseudonimi, giocando con il linguaggio che attraversa simultaneamente in direzioni diverse, evocando una molteplicità di piani narrativi che le negano i comodi escamotage della facilità comunicativa. E a questa complessità il lavoro di Maristella rende pienamente giustizia.”

Lucio Macchia: "Ho letto la prefazione che ho trovato davvero notevole. Ammirevole la prosa saggistica di Maristella che intreccia molteplici registri: filologico, storico/aneddotico, filosofico, critico, psicologico, senza mai appesantire e componendo un affresco vivace e raffinato dell'opera nella sua intenzione e struttura. Una prosa che ha un bel ritmo interno, ricca di citazioni ma scorrevole, vivace, fresca. Riflette la grande passione per questa straordinaria ricerca. Chapeau! In bocca al lupo per la pubblicazione!"


3.

Beatrice Hastings e Amedeo Modigliani.

Numerosi biografi di Modigliani ed altri scrittori, nel descrivere la loro avventura, si sono quasi sempre soffermati sui soliti aneddoti più volte ribaditi. Crediamo, invece, che della relazione tra Beatrice e Amedeo debba essere considerata l’essenza più significativa e importante, poiché i continui confronti hanno determinato un prolifico momento di crescita per entrambi, sul piano artistico e intellettuale.

Due formazioni diverse ma che trovano convergenze di idee e opinione sul gusto estetico dell’arte, sullo spiritualismo, sul loro agire nel segno di un continuo sconfinamento in nome dell’arte.

Un nutrimento reciproco che ha persuaso Hastings a scrivere Minnie Pinnikin, opera parigina, finora inedita, in cui finalmente potrete trovare la vera essenza della loro relazione, la concezione dell’arte di Modigliani resa mediante lo sguardo di Beatrice Hastings, grande intellettuale mai letta e quindi mai finora riconosciuta per le sue doti, ma solo per la sistematica tessitura aneddotica, falsa e denigratoria, che ha trascinato Hastings nell’oblio.

“La scrittura di Beatrice Hastings è una scrittura rilevante, per originalità e bravura, per profondità e molteplicità di contenuti, per dirompenza di passione”.

In Minnie Pinnikin troverete prova della sua grandezza.

Federico Tortora

2.

Un piccolissimo estratto dalla prefazione di Maristella Diotaiuti per l'opera Minnie Pinnikin:

Questo è infatti, un libro utopico, invenzione e fantasia, onirico e surreale, metafisico o, meglio, patafisico ma reale. Un libro incorporeo, rarefatto e pure concreto, fisico e tangibile. Un libro ibrido di immaginazione e di realtà in cui tutto si mescola per dare vita a un universo parallelo con la sua architettura, i suoi personaggi, i suoi oggetti, speculare a quello reale ma con questo in profonda relazione e derivazione.


1.

Lasciamo, in questa clip, parole tratte dall'opera che lasciano intuire i suoi contenuti e la visione dell'arte di Beatrice.

Ringraziamo di cuore Beppe Giannotti, poeta Lunigianese, per aver prestato la sua voce a Minnie (Beatrice Hastings).

Buon ascolto.

Federico





Immagine nella pagina: opera di Leonora Carrington