domenica 3 maggio 2026

Un altro sguardo. Dal margine alla pienezza, di Anna Maria Curci

 











Un altro sguardo. Dal margine alla pienezza, di Anna Maria Curci*

«Mi sono immersa nella lettura di Flaubert e ho iniziato il libro, meraviglioso, di Romain Rolland su Tolstoj. Ho scoperto Bettelheim e ho trovato in un testo di Heyer questa frase: Ogni vita in divenire ha bisogno della resistenza con altrettanta urgenza di quanto abbia bisogno della conferma. […] Se non c’è un io, perché non è cresciuto, perché l’io non osa essere e non sa essere, allora questo io non viene vissuto come espressione di tutto ciò che è divenuto ed è stato acquisito, ma allestito come gioco a fare effetto. È risaputo che tutto ciò che vale per la singola persona può essere applicato anche alla società. Questo è vero, e lo è con un discreto grado di esattezza, per ciò che riguarda le debolezze della società. Di ogni società. Questa storia dell’io e del suo giocare a fare effetto – perché non è cresciuto! Questa brama cieca di fare colpo sempre e dappertutto, di pretendere lodi e di parlare sempre degli stessi successi. Solo se ci confrontiamo quotidianamente con le contraddizioni della vita le nostre forze possono crescere, la società può rimanere viva.».

Con queste annotazioni, che Maxie Wander, scrittrice austriaca allora residente nella RDT, appuntò sul suo diario il 26 aprile 1966, ho scelto di aprire le mie considerazioni su uno sguardo, “un altro sguardo”, che continua a essere relegato ai margini, che si tratti della compilazione di un canone di letture – l’esempio dei manuali di storia della letteratura in uso nelle scuole, quale che sia la lingua e la cultura di riferimento, è lampante – o della scelta editoriale di privilegiare o scartare per la traduzione e, dunque, la diffusione al ‘grande pubblico’.

Proviamo a seguire il ragionamento di Maxie Wander, allora. Inizia con appunti di lettura, testimonianza di una predisposizione allo stupore che si dispiega ad ampio raggio, muovendosi con accogliente consapevolezza tra il vagabondaggio casuale, e pur sempre – sistematicamente! – disposto alla meraviglia, e la ricerca mirata. Attenzione, però: da ogni esperienza di lettura si diramano, come rete sempre più estesa, altri viaggi, incuranti di barriere di genere e generi; da ogni lettura prendono l’avvio altre considerazioni che occupano a pieno diritto quello che potremmo definire il “livello meta-”. Si tratta infatti di riflessioni sui procedimenti di lettura e di scrittura, sui meccanismi dai quali scaturiscono gli impulsi alla narrazione del sé e alla trasposizione di questi meccanismi nelle dinamiche sociali, che si caricano di una inusuale densità di significati e si elevano su un piano universale di condivisione.

Le riflessioni di Maxie Wander mi offrono l’opportunità di rinvenire proprio in quella «storia dell’io e del suo giocare a fare effetto» uno degli ostacoli più duri da rimuovere al passaggio di “un altro sguardo” dal margine – posizione nella quale viene solitamente relegato – alla pienezza, come è specificato nel sottotitolo di questo contributo. Se è l’io unilateralmente teso a fare sfoggio di sé, sordo a voci differenti da quelle che si trascinano sulla sua scia, sarà solo la capacità, animata da un moto che non sia solo rettilineo, di percepire e accogliere modalità di percezione e rappresentazione diverse dalla propria, a sottrarre alla condizione di marginalità, di lontananza dal mainstream, quello sguardo altro, ad affiancarlo allo sguardo proprio, allo sguardo anche frettolosamente riconosciuto come ‘familiare’, in vista del raggiungimento di una vera pienezza. 

Non si tratta di un appello a “quote rosa” in antologie e manuali, ché il criterio compilativo e meramente quantitativo non solo sarebbe una vuota concessione lasciata cadere dall’alto, ma, soprattutto, non è in grado neanche lontanamente di scalfire modalità tanto radicate nell’uso e nelle convenzioni da agire come condizionamenti irriflessi. Si tratta, piuttosto – e nel senso praticato da Ruth Klüger in quel libro esemplare e purtroppo mai tradotto in italiano, Frauen lesen anders (Le donne leggono diversamente, dtv, München 1996) – di ampliare l’orizzonte, estendere la visuale, praticare gli “approcci plurali” non solo alle lingue e alle culture, ma anche a tutte le letterature.

In tale cornice di riferimento e, insieme, di aspettative, proprio nel segno dell’incontro tra attività di scrittura ‘in proprio’, critica letteraria e teoria della letteratura (e qui mi permetto di menzionare, accanto a quello di Ingeborg Bachmann, il cui testo Letteratura come utopia è stato tradotto, altri nomi di scrittrici provenienti dall’area di lingua tedesca, i cui testi di critica letteraria dovrebbero essere resi accessibili, mediante la traduzione, a un numero sempre più ampio di lettrici e lettori: Hilde Domin, Felicitas Hoppe, Marie Luise Kaschnitz, Maxie Wander (citata in apertura nella mia traduzione), gli esempi di Sonia Caporossi, Viviana Scarinci, Alessandra Trevisan.

Gli itinerari di lettura percorsi, gli strumenti di indagine riconosciuti e messi alla prova, la visuale indicata mostrano vie di accesso ai singoli testi presi in esame, a correnti e autori, alternative e particolarmente feconde. In Da che verso stai?, opera che fa chiarezza su senso, significatività e strumenti della critica letteraria, Sonia Caporossi individua nei temi e nei motivi una alternativa alla classificazione per generi. La monografia Il libro di tutti e di nessuno. Elena Ferrante. Un ritratto delle italiane del XX secolo di Viviana Scarinci (opera in parte tradotta in tedesco con il titolo Neapolitanische Puppen) mostra come l’analisi di testi letterari nulla ha a che vedere con la ricerca, che può diventare morbosa, della coincidenza autobiografica, e si propone come una ragguardevole “buona pratica” nella critica. In Goliarda Sapienza, Una voce intertestuale Alessandra Trevisan mette in guardia dall’adesione acritica, quasi ‘fideistica’ a modelli di lettura dell’opera di una scrittrice (la cui dimensione di lettrice e critica meriterebbe attenzione ben più approfondita di quella fin qui dedicatale) che hanno sofferto di un confinamento e di una catalogazione limitati. Esporre, per così dire, la ’cassetta degli attrezzi’, avere il coraggio di andare oltre, percorrere altri sentieri, sono qualità comuni al lavoro delle autrici qui menzionate, che indicano una via di uscita dalla condizione di marginalità della critica a uno sguardo più ampio, ‘un altro sguardo’.

___________

* Il contributo prende le mosse da un articolo apparso originariamente sulla rivista „Zer0Magazine 2018“

 

 


Bibliografia

Sonia Caporossi, Da che verso stai? Indagine sulle scritture che vanno e non vanno a capo in Italia, oggi, Marco Saya Edizioni, Milano 2017

Hilde Domin, Gesammelte autobiografische Schriften, Fischer, Frankfurt am Main 2009 [1998] (la traduzione di un brano dal libro, ad opera di A.M. Curci, si può leggere su Poetarum Silva: https://poetarumsilva.com/2016/02/22/gli-anni-meravigliosi-21-hilde-domin/

Felicitas Hoppe, Sieben Schätze. Augsburger Vorlesungen, S. Fischer Verlag, Frankfurt am Main 2009

Felicitas Hoppe, da "Sette tesori", in Pigafetta. Traduzione di Anna Maria Curci, Del Vecchio 2021

Marie Luise Kaschnitz, Zwischen Immer und Nie. Gestalten und Themen der Dichtung, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main 1971 (la traduzione di un brano da questo libro, ad opera di A.M. Curci, è stata pubblicata nel 2011 sul blog "Cronache di Mutter Courage"

Ruth Klüger, Frauen lesen anders. Essays, dtv, München 1996

Viviana Scarinci, Neapolitanische Puppen. Ein Essay über die Welt von Elena Ferrante. Traduzione in tedesco di Ingrid Ickler, Launenweber, Köln 2018

Viviana Scarinci, Il libro di tutti e di nessuno. Elena Ferrante. Un ritratto delle italiane del XX secolo, Iacobelli editore 2020

Alessandra Trevisan, Goliarda Sapienza. Una voce intertestuale, La Vita Felice, Milano 2016

Maxie Wander, Ein Leben ist nicht genug. Tagebuchaufzeichnungen und Briefe, Frankfurt 1990 (la traduzione del brano è di A.M. Curci, pubblicata su Poetarum Silva https://poetarumsilva.com/2013/03/22/dal-diario-di-maxie-wander/


sabato 2 maggio 2026

Rubrica "Un altro sguardo", di Anna Maria Curci.

 













Abbiamo l’onore di accogliere, nel blog de Le Cicale Operose, Anna Maria Curci, poetessa, traduttrice, critica letteraria, stimatissima letterata e intellettuale. Siamo felici di inaugurare oggi la rubrica a sua cura, “Un altro sguardo”.


Anna Maria Curci: “La rubrica Un altro sguardo  si propone di condividere appunti di lettura, testimonianza di una predisposizione allo stupore che si muove tra il vagabondaggio casuale e la scelta mirata. Da ogni esperienza di lettura si diramano, come rete sempre più estesa, altri viaggi, incuranti di barriere e di etichette, aperti alle riflessioni sui procedimenti di lettura e di scrittura, sui meccanismi dai quali scaturiscono gli impulsi alla narrazione del sé e degli altri, così come sulle vicende alterne della ricezione.” 

 

Note biografiche.

Anna Maria Curci, nata a Roma, insegna lingua e letteratura tedesca in un liceo statale della sua città. È nella redazione di “Periferie” e di “VivArte”. Ha tradotto, tra l’altro, poesie di Lutz Seiler (La domenica pensavo a Dio, Del Vecchio 2012), di Hilde Domin (Il coltello che ricorda, Del Vecchio 2016), di Reiner Kunze (Chi è per la rosa è contro l’ordine, Interno Poesia 2025, Prefazione di A.M. Curci) e i romanzi Johanna (Del Vecchio 2014) e Pigafetta (Del Vecchio 2021) di Felicitas Hoppe. Sue sono la curatela e le traduzioni del volume Anima azzurra, vagare oscuro. Antologia delle poesie di Georg Trakl (Marco Saya Editore 2023). Ha pubblicato i volumi di poesia Inciampi e marcapiano (LietoColle 2011), Nuove nomenclature e altre poesie (L’arcolaio 2015), Nei giorni per versi (Arcipelago itaca 2019), Opera incerta (L’arcolaio 2020), Insorte (Il Convivio 2022), Assolo dell’ortensia (Macabor 2024). Il volume Dal verso al libro (Cofine 2025) raccoglie alcune sue note di lettura di poesia contemporanea. Alla sua poesia è stato dedicato l’Almanacco Secolo Donna 2025. Anna Maria Curci e il prodigio dell’esistenza (Macabor 2025).