lunedì 26 gennaio 2026

Per il Giorno della memoria. Rosetta Loy.
















Le Cicale Operose ha sempre dedicato un tributo al Giorno della Memoria.

Nel 2023 coinvolgemmo il pubblico leggendo brani dal libro di Rosetta Loy: La parola ebreo (Einaudi, 1997). Riportiamo qui brevi appunti scritti per l'occasione da Maristella Diotaiuti (Le Cicale Operose).


Questo libro non è un romanzo e non è un saggio, ma è una riflessione autocritica, quasi una confessione, una discesa agli inferi della coscienza personale ma anche collettiva. Il libro è stato pubblicato nel 1997, da Einaudi, ben 50 anni dopo la fine della guerra (25 aprile 1945), quindi c’è un salto cronologico tra gli eventi narrati e la scrittura del testo. È un libro sul quale l’autrice ha meditato a lungo, che ha interiorizzato, incubato per molto tempo, al quale ha pensato, lavorato carsicamente in tutti gli anni di attività di scrittura (il volume fa parte di un dittico, insieme a “Cioccolata da Hanselmann” che verte sullo stesso tema).

Rosetta Loy racconta le storie di alcuni ebrei romani da lei conosciuti sin da bambina, amici, vicini di casa, i Levi e i Della Seta, che vivono nel suo condominio a Roma, quindi fanno parte del suo mondo (lei apparteneva a una famiglia borghese benestante), un mondo che sembra scorrere su binari tranquilli in cui la parola “ebreo” non le dice nulla, non le evoca niente di particolare, non le suscita grande curiosità. Ma poi all’improvviso, con le leggi razziali si sovvertono i valori e si modifica lo status di cittadinanza, e quelli che prima facevano parte di un “noi” vengono distanziati in un “voi”, in qualcosa di estraneo e di pericoloso addirittura. L’ebreo della porta accanto non esiste più, di lui si perdono le tracce nel tempo, si eclissa. Ma riaffiorerà nel ricordo di Rosetta Loy molti anni dopo, quando si porrà una serie di domande inquiete e scottanti, scomode. Soprattutto Loy si chiede come sia stato possibile che tutto quello a cui ha assistito accadde nell’indifferenza generale. “Indifferenza” è la parola chiave di questo libro, insieme al sintagma “senso di colpa”. A cominciare dal senso di colpa personale e familiare, che riguarda cioè la sua stessa famiglia, colpevole secondo lei di un atteggiamento di “inerzia” nei confronti di quanto accade loro intorno, una famiglia (madre, padre, e 4 figli) che pur contestando e respingendo la linea politica nazi-fascista, non assume un’opposizione esplicita alla politica antisemita, una forma di dissenso evidente, pubblico. L’esplicitazione più emotiva ed evidente del senso di colpa personale è il racconto che fa sulla propria ingenua ed infantile indifferenza: la sera in cui i Levi e i Della Seta (e tanti altri) venivano portati via - quella bambina ha sbuffato dovendo recitare, prima di andare a dormire, la cantilena dei rosari e delle preghiere e non ha sentito l’esigenza di supplicare il proprio Dio per la salvezza dei suoi amici. Loy vuole anche smentire la vulgata che vuole gli italiani “brava gente”, per molti di essi la responsabilità viene invece attribuita esclusivamente alla Germania nazista, un atteggiamento chiaramente accomodante e di autoassoluzione, totalmente fuorviante sul piano morale e civile, oltre che sul piano della verità storica. Viceversa, Loy ci mostra molto chiaramente (in particolare dalla sua esperienza romana quando nell’ottobre del ‘43 avvenne il rastrellamento nel ghetto di Roma) come ci sono state persone che hanno tratto vantaggio da questa situazione, che hanno denunciato cittadini ebrei per occupare posti pubblici, lavorativi, professionali, lasciati vuoti, ed accaparrarsi i beni, le ricchezze che questi cittadini erano stati costretti ad abbandonare, o ricavare soldi dalla denuncia di un ebreo. Loy sottolinea in maniera molto forte (è un tratto che vedremo anche nel “Giardino dei Finzi Contini’ di Giorgio Bassani) come le leggi razziali vengano a distruggere una società coesa, nel senso che gli ebrei in Italia si sentivano ed erano italiani, cittadini italiani con una fede religiosa diversa ma perfettamente uniti con il resto della società, tanto da essere indistinguibili sia nel pubblico che nel privato, nei rapporti e nelle relazioni umane. Le leggi razziali all’improvviso, in maniera violenta aprono una faglia, una cesura fortissima nel corpo della società civile e nei rapporti umani, e privano forzatamente una parte di cittadini della loro stessa realtà e identità. Un altro elemento essenziale di questo libro è la polemica contro le gerarchie vaticane, in particolare, nella sezione finale del libro, contro la figura del pontefice dell’epoca, Papa Pio XII, esaltato come “pastor angelicus” in una rivisitazione a-storica e anti-storica, trasfigurato in una figura profetica, salvifica, mandato sulla terra a salvare l’umanità. Visione che a giudizio di Loy è totalmente difforme dalla realtà dei fatti.

Il libro di Loy è quindi un atto d’accusa che coinvolge tutti, anche noi che siamo venuti dopo, e che ci costringe a chiederci: “Cosa avremmo fatto noi? E cosa faremmo se ci trovassimo a vivere circostanze simili in futuro?".


Maristella Diotaiuti, 27 gennaio, 2023.