Oggi è la giornata mondiale della poesia. Il modo migliore per onorarla è forse quello di pesare sempre le parole, in tutti gli ambiti - pensando alle conseguenze, al grado di rumore e inquinamento che immettiamo nella semiosfera quando siamo spinti ad agire per approssimazione o per reazione rabbiosa. E all'inverso, alla respirabilità di parole che sono state soppesate a lungo, e che creano uno spazio per incontrarsi. Come quelle di Marianne Moore.
Cerco di onorare la sua grandezza, e la giornata dedicata a quest'arte, traducendo (o meglio, ritoccando una mia recente traduzione di) una delle poesie che mi sono in assoluto più care, infallibili nella loro economia etica e nel messaggio radicalmente umano che veicolano, pronunciato con un’inquietudine sorretta da insistenti e laceranti antitesi. Ho cercato, il più possibile, di preservare tanto l’andamento serpentino di Moore, quanto la sua luminosità figurale e la nettezza etica. Ogni consiglio sulla traduzione è ovviamente bene accetto. Buona lettura.
Davide Castiglione
Link: Davide Castiglione traduce Marianne Moore
