COMPLESSITÀ
MUSICA UN PO’ DI POLITICA E, PER FAVORE, UN PO’ DI SILENZIO…
di Enzo Nini
Il MONDO appare attraversato da una combustione incessante:
guerre, derive autoritarie, narrazioni che si scontrano e si sovrappongono fino
a generare un rumore di fondo assordante, capace di occupare ogni spazio del
discorso pubblico e dell’immaginazione individuale. In questo contesto, la
geopolitica tende a ridurre l’essere umano a variabile strategica, a elemento
calcolabile all’interno di equilibri di potere che ne comprimono la COMPLESSITÀ
e l’unicità.
La MUSICA, al contrario, opera secondo una logica
radicalmente diversa. Essa insiste, con ostinazione, sulla singolarità
irriducibile di ogni esperienza interiore. Riporta l’attenzione su ciò che, in
ciascun individuo, sfugge a ogni tentativo di classificazione, controllo o
cancellazione. È precisamente in questa capacità di sottrarsi alle logiche del
dominio che risiede la ragione per cui ogni forma di autoritarismo ha
storicamente temuto l’arte: non tanto per i contenuti espliciti che può
veicolare, quanto per lo spazio che essa dischiude.
Questo spazio ha origine nel SILENZIO. Il suono emerge dal
silenzio e a esso ritorna, in un movimento che richiama la struttura stessa
dell’esperienza umana, sempre sospesa tra presenza e ascolto. È nel silenzio,
infatti, che si rende possibile un ascolto autentico, capace di andare oltre la
superficie del rumore.
Quando questo ascolto si realizza pienamente, si manifesta
qualcosa di straordinario: la coscienza riconosce un’altra coscienza attraverso
la vibrazione sonora, senza bisogno di mediazioni identitarie. Non vi sono
passaporti, bandiere o appartenenze che tengano; vi è soltanto un incontro
immediato, che precede e supera ogni costruzione POLITICA.
In tal senso, la musica si configura, in ogni epoca e in
ogni contesto di oscurità, come l’antitesi strutturale della violenza. Non
rappresenta una fuga dalla realtà, bensì una risposta profonda e alternativa ad
essa. Pur non avendo il potere di arrestare materialmente i conflitti, essa
contribuisce a creare lo spazio interiore in cui la pace può essere concepita.
Proteggere questo spazio — tanto dentro di sé quanto nelle
comunità — emerge allora come un’urgenza etica e culturale. Continuare ad
ascoltare, a suonare, a custodire il silenzio da cui nasce il suono significa,
in ultima analisi, preservare la possibilità stessa di un’esperienza umana non
ridotta, capace di resistere alle logiche della violenza e della
semplificazione.
Link spotify al brano musicale:
Maria Schneider: Choro Dancado - Concert in the Garden Version.
