mercoledì 8 aprile 2026

COMPLESSITÀ MUSICA UN PO’ DI POLITICA E, PER FAVORE, UN PO’ DI SILENZIO…

 












COMPLESSITÀ MUSICA UN PO’ DI POLITICA E, PER FAVORE, UN PO’ DI SILENZIO…

di Enzo Nini


Il MONDO appare attraversato da una combustione incessante: guerre, derive autoritarie, narrazioni che si scontrano e si sovrappongono fino a generare un rumore di fondo assordante, capace di occupare ogni spazio del discorso pubblico e dell’immaginazione individuale. In questo contesto, la geopolitica tende a ridurre l’essere umano a variabile strategica, a elemento calcolabile all’interno di equilibri di potere che ne comprimono la COMPLESSITÀ e l’unicità.

La MUSICA, al contrario, opera secondo una logica radicalmente diversa. Essa insiste, con ostinazione, sulla singolarità irriducibile di ogni esperienza interiore. Riporta l’attenzione su ciò che, in ciascun individuo, sfugge a ogni tentativo di classificazione, controllo o cancellazione. È precisamente in questa capacità di sottrarsi alle logiche del dominio che risiede la ragione per cui ogni forma di autoritarismo ha storicamente temuto l’arte: non tanto per i contenuti espliciti che può veicolare, quanto per lo spazio che essa dischiude.

Questo spazio ha origine nel SILENZIO. Il suono emerge dal silenzio e a esso ritorna, in un movimento che richiama la struttura stessa dell’esperienza umana, sempre sospesa tra presenza e ascolto. È nel silenzio, infatti, che si rende possibile un ascolto autentico, capace di andare oltre la superficie del rumore.

Quando questo ascolto si realizza pienamente, si manifesta qualcosa di straordinario: la coscienza riconosce un’altra coscienza attraverso la vibrazione sonora, senza bisogno di mediazioni identitarie. Non vi sono passaporti, bandiere o appartenenze che tengano; vi è soltanto un incontro immediato, che precede e supera ogni costruzione POLITICA.

In tal senso, la musica si configura, in ogni epoca e in ogni contesto di oscurità, come l’antitesi strutturale della violenza. Non rappresenta una fuga dalla realtà, bensì una risposta profonda e alternativa ad essa. Pur non avendo il potere di arrestare materialmente i conflitti, essa contribuisce a creare lo spazio interiore in cui la pace può essere concepita.

Proteggere questo spazio — tanto dentro di sé quanto nelle comunità — emerge allora come un’urgenza etica e culturale. Continuare ad ascoltare, a suonare, a custodire il silenzio da cui nasce il suono significa, in ultima analisi, preservare la possibilità stessa di un’esperienza umana non ridotta, capace di resistere alle logiche della violenza e della semplificazione.


Link spotify al brano musicale:

Maria Schneider: Choro Dancado - Concert in the Garden Version.