martedì 21 aprile 2026

 












Non ne parlo ogni volta che accade, ma oggi vorrei accompagnare una riflessione a commento di un altro femminicidio avvenuto in pieno giorno in un piccolo paese, Vignale Monferrato. Le cause sono sempre le stesse: gli uomini che uccidono le donne non tollerano che le donne, che considerano oggetti di loro proprietà, possano lasciarli.
Si parla di educazione sentimentale, come se il problema fosse nell'immaturità maschile di relazionarsi alle donne e non di potere. L'immaturità sentimentale, che pure c'è, è semmai conseguenza e non causa. La causa è da ricercarsi appunto nello sbilanciamento di potere che porta un sesso a considerare l'altro al proprio servizio, da assoggettarsi, da usare e da cui trarre vantaggio attraverso ruoli ben specifici che sono stati naturalizzati, relegando le donne per secoli a mansioni di servizio o comunque accessorie.
Per secoli lo sfruttamento del lavoro domestico ha fatto comodo agli uomini ed è stato naturalizzato ("le donne sono portate a svolgere quel tipo di lavoro..."), così come la maternità.
Lo sfruttamento e le oppressioni funzionano così: si naturalizza e si costruisce un apparato teorico-concettuale per giustificarle, e sempre poi ricorrendo all'animalizzazione, che è assoluto negativo ancora più difficile da mettere in discussione.
Infatti la dicotomia donne=corpo e uomini=mente ancora resiste. "Gli uomini pensano, le donne fanno", pensiero di estrazione cattolica.
Quindi, non si tratta di favorire e aiutare gli uomini a "emanciparsi", come se fossero loro gli oppressi e come se il patriarcato e la violenza maschile fossero l'altra parte di una realtà da porsi sullo stesso piano, per cui ad emancipazione femminile - che è elaborazione della propria condizione - dovesse corrispondere quella maschile equiparando gli uomini a vittime anch'essi del patriarcato.
E no, io rigetto questa lettura: gli uomini non sono vittime come noi donne del patriarcato, gli uomini sono artefici e unici beneficiari del patriarcato.
La violenza maschile - domestica, sessuale, psicologica, di qualsiasi tipo e ogni disparità che ne discende, economica e di considerazione morale - è una questione di potere e va trattata come ogni altra oppressione. Il patriarcato è un sistema che regola e normalizza l'oppressione di un sesso sull'altro.
E quando mai le oppressioni si risolvono aspettandoci l'emancipazione degli oppressori?
Prima nascono le oppressioni materiali e poi si elabora e costruisce una morale discriminatoria che le giustifica. Il processo è stato identico sia per le donne che per gli animali.
Sensibilizzare serve a farci prendere coscienza di questo, un primo step, ma non può essere l'unica strategia risolutiva perché il potere non si combatte a parole di convincimento per far cambiare idea agli oppressori.

Rita Ciatti