Una delle armi utilizzata negli ambienti letterari fu, al tempo di Beatrice Hastings, l’uso del termine underworld. Un termine caricato di una forte accezione negativa, utilizzato da coloro i quali, forti dei privilegi acquisiti, esercitano il potere nei confronti di coloro che non appartengono al cerchio.
Quentin Bell scrive: “È un termine difficilmente definibile, più o meno equivalente a "grub street" (la dimora degli scribacchini letterari), ma con un accenno di inferiorità sociale. Termine utilizzato con intento malevolo e certamente con una sorta di snobismo, a volte con un significato puramente sociale, ma anche per classificare coloro che non erano tanto artisti creativi quanto critici e commentatori, persone che sapevano scrivere un saggio intelligente o una recensione intelligente; persone che erano più interessate alla reputazione che al talento". (Quentin Bell, Virginia Woolf. A Biography, 2 vols. London, 1972, II, p.45).
Virginia Woolf utilizzò il termine underworld, riferendosi alle riviste letterarie “The New Age” di Alfred Richard Orage e “Athenaeum”, al tempo di John Middleton Murry, compagno di Katherine Mansfield, salvo poi rinfrancarsi quando Woolf fu invitata da Mansfield a scrivere nel giornale (vi scrisse 17 articoli): "Mi è stato chiesto di scrivere per l'Athenaeum, così quel piccolo graffio nella mia vanità è guarito" (Virginia Woolf - Diary 1: 243).
Leslie Stephen, padre di Virginia Woolf, il quale fu un prominente uomo di Lettere dell’età vittoriana, poté educare la figlia avvalendosi della sua grande Biblioteca. Katherine Mansfield, invece, figlia di coloni della piccola borghesia, partì da una posizione svantaggiata. Ciò nonostante, grazie al suo grande talento Mansfield riuscì ad imporsi, superando anche le iniziali ritrosie da parte di Virginia Woolf nel concederle amicizia e considerazione (vedi le lettere).
A riguardo, Patricia Moran scrive: Tristemente, l’amicizia tra le due donne affondò, dopo il 1920, per una serie di difficoltà. La differenza di classe fu una delle principali difficoltà. (Word of Mouth: Body Language in Katherine Mansfield and Virginia Woolf, p. 12: Introduzione. Patricia Moran,1996)
In considerazione di ciò direi che il cerchio, la rete, pratiche ancora oggi ampiamente diffuse, sono a mio avviso solo apparentemente inclusive, ma in realtà escludenti, modalità usate negli ambienti culturali per fini diversi e antitetici alla piena diffusione della cultura e a una visione ampia, aperta dei fenomeni culturali e delle voci che animano il mondo culturale.
Beatrice Hastings, voce disallineata, criticamente oppositiva, fu una delle numerose vittime del cerchio.
In foto: opera di Marek Dutka.
