sabato 13 giugno 2026

Tracce di pensieri meridiani, di Pasquale Vitagliano

  













Tracce di pensieri meridiani


Se davvero la linea orfica perimetrasse la poesia meridiana, Sibilla Aleramo la seguì per amore, forse inconsapevolmente, certo anche per follia. L’incontro tra lei e Dino Campana fu un falò senza vanità. Durò meno di due anni, dall’estate del 1916 al 1918. Non ci può essere vanità nel gettarsi in un viaggio che il tempo ha chiamato amore ma invece inseguiva una follia che solo la poesia e l’arte potevano rendere sublime e dunque accettabile.

E invece il legame più forte con il meridione è vigile, direi illuminista. Deriva dalla conoscenza con Gaetano Salvemini che conobbe a Roma agli inizi del ‘900, dopo la pubblicazione del romanzo Una donna (1906). Con lui, Giuseppina Lemaire, e con il promotore della rivista Nuovi Argomenti, Giovanni Cena, cui si era legata sentimentalmente, all’indomani del terremoto del 1908 avviarono un’inchiesta sulla situazione scolastica del Sud Italia. Fu questa l’occasione per partecipare al “Comitato per promuovere l’istruzione nel Mezzogiorno”.

Nel 1929 sottoscrisse il Manifesto degli intellettuali antifascisti. Successivamente, le ambiguità verso il regime non le impedirono di aderire al PCI al termine della seconda guerra mondiale.

La parabola esistenziale della Aleramo riverbera di una luce meridiana. La rivolta personale prevale sul dogmatismo rivoluzionario. L’intuizione veggente non dilaga nell’orfismo. Anzi, ci offre un’altra testimonianza che esiste una linea torinese del Meridionalismo, persino preesistente a Gramsci, Gobetti, Fiore, Levi. Per di più, la sibilla l’arricchisce col pensiero e la sensibilità di una donna libera in tempi più difficili dei nostri.



Pasquale Vitagliano