mercoledì 16 settembre 2026

"Metamorfosi" e "La baccante perduta", di Beatrice Hastings

 

In foto: Dionisiaca (Valeria Bianchi Mian, poetessa, autrice, psicoterapeuta, redattrice della pagina Poesie aeree , Poesie aeree (Fb)). 

ph Luciano Borgna.



Metamorphosis (Beatrice Hastings, 10 december, 1908)

 

The foul Apollonian enchanter

Has laid upon me his dark finger:

Know ye not – ceaselessly bleating –

Me, my companions?

See ye not, under these forehead locks,

Fire of the eyes of Chloe?

Hath not my mouth aught familiar,

Bleeding to utter its secret?

Pass ye not by! Shall Selene

Gaze on me, beaten, encysted

Thus in this bovine?

Loose me, ye daughters, now leaping,

Beating these hoofs on your haunches:

Thrust me back, tear from this carcase

Wool, skin, horns-all that disguises!

Shriek out, ye nymphs, your wild laughter,

Seeing this blood blush the thicket,

And the wool of this hide, on the bramble

Float like a flake of the winter.

Tear me, ye tender nurses!

With beautiful hands break asunder –

Room, room for Chloe, Bacchante,

To hurl her white limbs ere the Sun set!

 


 ***


Metamorfosi

 

L’apollineo folle incantatore

mi ha sfiorato col suo dito oscuro:

non riconoscete – in questo verso dolente –

Me, compagne mie?

Non vedete, sotto i ricci della fronte,

il fuoco degli occhi di Chloe?

Familiare non vi è parsa la mia bocca,

sanguinante per svelare il suo segreto?

Non andate. Può Selene

vedermi così, vinta, confinata

in questo corpo bovino?

Liberatemi, oh figlie, avanzo,

colpisco con gli zoccoli le vostre cosce:

respingetemi, strappate da questa carcassa

vello, pelle, corna, tutto ciò che maschera!

Urlate, ninfe, selvaggiamente ridete,

vedendo il sangue tingere la selva

e il vello di questa pelle, sopra ai rovi

fluttuare come fiocchi di neve.

Squarciatemi, oh dolci balie!

Fatemi a pezzi con le belle mani –

Largo, largo a Chloe Baccante, che

scagli le sue bianche membra verso il Tramonto!

 


 ***

 

 The Lost Bacchante (Beatrice Hastings, 9 june 1910).

 

We rushed from the forest at break of day,

The last of our mad god’s train.

We had wakened the night in cursing the rite

Of a mortal who lovas in vain.

 

I stooped to recover my vest of hide;

They trod me down, triumphing loud:

And there’s no reply to my strident cry –

Whither went yon trampling crowd?

 

My body is red with wounds and rage,

But I’ll bathe in the mountain lake,

And I’ll ease my spite by blessing the rite

Which the mortal maid did make.

 

I’ll tear me a robe from a tiger’s spine,

I’ll bind up my ruddy hair

In a band of tendrils plucked from the vine,

And ivy and grapes I will wear.

 

And I’ll leap the meadows towards the city,

Where the mortals dance to-night,

And wrench from the breast of the loved one pity,

And fill it with mad delight.

 

I’ll work in the milky heart of the maid.

With magic I’ll ripen her bosom scanty,

Till her lover gasp nor know that he clasp

No mortal maid, but a lost Bacchante.

 

 ***

 

 La Baccante perduta

 

Fuggivamo dal bosco al sorgere del sole,

ultime del corteo del folle dio,

trascorsa la notte celebrando il rito

di una mortale che amava invano.

 

A raccoglier le mie vesti mi chinai;

mi calpestarono, nel lor tripudio:

e non risposero al mio grido acuto:

dove correte, folla scalpitante?

 

Rosso è il mio corpo di sangue e di rabbia,

ma io mi bagnerò in acque di montagna,

e la furia calmerò poi consacrando il rito

invocato dalla fanciulla mortale.

 

Mi strapperò una veste da uno scheletro di tigre,

adornerò i miei capelli rossi

con i viticci svelti della vigna

e indosserò edera ed uva.

 

Attraverserò i campi fino alla città,

dove danzano stanotte i mortali

e scaccerò dal cuore dell’amato la pietà

per poi riempirlo di passione folle.

 

M’insinuerò nel dolce cuor della fanciulla,

magicamente riempirò il suo magro petto,

fino al sospiro del suo amante, che non saprà di stringere

non una mortale, ma una Baccante perduta.

 

 *****


Breve commento alle poesie

La dimensione corporea-materiale è centrale in tutti gli scritti femministi di Beatrice Hastings, e la ritroviamo sia in chiave narrativa […] e sia in chiave lirica in alcune sue poesie, come “Metamorfosi” o “La Baccante perduta”.

La baccante di nome Chloe invoca l’aiuto delle sue compagne per essere liberata da una forma di animale impostale da una strega devota di Apollo, ossia da una falsa identità, quella che imprigiona la donna esclusivamente nel ruolo di madre-madonna. Questa poesia, quindi, è un invito a rimpossessarsi del proprio corpo e a vivere liberamente la propria sessualità, svincolata dalla finalità riproduttiva e dal desiderio del maschio. È un attacco anche al complesso maschile della Madonna-Prostituta che porta gli uomini a dividere nettamente le donne in queste due categorie distinte, e le donne spesso li assecondano reprimendo la propria sessualità.

Sia in “Metamorfosi” che nella poesia “La Baccante perduta”, del 9 luglio 1910, ricorrono immagini decisamente forti, di corpi straziati e sanguinanti, che ci dicono quanto siano necessari cambiamenti drastici e anche violenti perché la donna possa assumere insieme il duplice ruolo di madonna e prostituta.

È un riprendersi il corpo che i miti di creazione patriarcali hanno sottratto alle donne. Questi miti di molte società patriarcali, infatti, sono spesso collegati a fatti cruenti in cui l’evento principale dal quale scaturisce la creazione stessa è lo smembramento della divinità femminile da parte del dio creatore con la soppressione dell’elemento femminile. Nel mito di creazione babilonese, per esempio, il dio Marduk uccide la dea marina Tiamat, divide il suo corpo in due parti creando così il cosmo, il cielo e la terra. Viceversa nelle società matriarcali il mito di creazione è un evento positivo, e alle donne viene insegnato, fin da piccolissime, ad amare e rispettare il proprio corpo, e a goderne, laddove gli uomini di ogni patriarcato insegnano alle donne a odiare il proprio corpo, a vergognarsene, e a consegnarlo all’uomo che lo utilizzerà per le proprie finalità. Per Beatrice è sul corpo che si fonda l’identità, che diventa così uno dei primi elementi a necessitare di una ridefinizione e di una consapevole riappropriazione da parte delle donne.

Maristella Diotaiuti


Testi inediti di Beatrice Hastings pubblicati in Beatrice Hastings in full revolt, Diotaiuti, Tortora, Le Cicale Operose, Livorno, 2020.

Traduzioni di Matilde Cini