Per la rubrica “Un altro sguardo” ripropongo oggi, 18 ottobre 2026, le parole di Ruth Klüger su Heinrich von Kleist, nato a Francoforte sull'Oder il 18 ottobre 1777.
Chi mi conosce, sa quanto ami Kleist, scrittore che ho
frequentato fin dalla preziosa biblioteca materna (mia madre, laureata alla
Sapienza nel 1948, aveva svolto il suo unico esame di letteratura tedesca
proprio su una monografia su Kleist). Chi mi conosce, sa quanto ritengo
fondamentale nella mia formazione la lettura di "Frauen lesen anders"
("Le donne leggono diversamente") di Ruth Klüger, nata nel 1931, che,
da bambina, come racconta in "weiter leben. Eine Jugend"
("Vivere ancora", Einaudi 1997, poi SE 2005, trad. it. di Lavagetto),
conobbe Terezin, Auschwitz-Birkenau, Krzystkowice, La sua attività di docente
di lingua e letteratura tedesca all'Università di Irvine, in California, è
stata arricchita dalla pubblicazione di testi che ai miei occhi sono pietre
miliari della germanistica. Leggere Kleist attraverso gli occhi di Ruth Klüger:
di qui la mia breve proposta di oggi, l'inizio dell'intervista da lei concessa
a Kate Reiner, allorché, per Amnesty International, lesse, il 26 novembre 1995,
dalla sua autobiografia "weiter leben. Eine Jugend". L'intervista fu
poi pubblicata nel I numero del 1996 della rivista “Freiburger Frauenstudien:
Zeitschrift für interdisziplinaäre Frauenforschung”.
Kate Reiner: Non le piacerebbe, per una volta, che le fossero rivolte
domande su Kleist piuttosto che su Birkenau?
Ruth Klüger: Kleist è il poeta delle grandi insicurezze, psicologiche,
politiche, anche letterarie – a volte non era in grado di distinguere commedia
e tragedia. E politicamente ha avuto come un sesto senso per le dittature, le
culture di massa imminenti. Questa insicurezza di Kleist mi parla in misura
enorme, per questo egli mi appare così moderno. Allo stesso tempo, ciò che egli
ha concepito ha una forma compiuta, anche quando non si perviene a una
conclusione. Penso di capire qualcosa di questa forma letteraria. Della realtà
non capisco nulla in fin dei conti, e non capisco affatto Birkenau. Quanto più
tempo passa, tanto più incomprensibile diventa. Anche Kleist, forse, non
avrebbe capito, ma dal suo non capire i campi di concentramento avrebbe
probabilmente creato grande letteratura.
(traduzione di Anna Maria Curci)
Riporto qui il passaggio nell’originale in tedesco. L’intera intervista può essere letta a questo link:
Genderopen. Ruth Klüger. Ein Interview
Kate Reiner: Würden Sie nicht lieber einmal zu Kleist
befragt als zu Birkenau?
Ruth Klüger: Kleist ist der Dichter der großen
Unsicherheiten, psychologi scher, politischer, auch literarischer - er konnte
manchmal Komödie von Tragödie nicht unterscheiden. Und politisch hat er so ein Gefühl gehabt für
die kommenden Diktaturen, Massenkulturen. Diese Unsicherheit an Kleist spricht
mich ungeheuer an, darum scheint er mir so modern zu sein Gleichzeitig ist das
durchgeformt, was er sich gedacht hat, auch wenn es zu keinem Schluß kommt. Von
dieser literarischen Form verstehe ich etwas. Von der Wirklichkeit verstehe ich
eigentlich nichts, und Birkenau verstehe ich überhaupt nicht Das wird immer
unverständlicher, je mehr Zeit vergeht Kleist hatte es vielleicht auch nicht verstanden,
aber er hätte aus seinem Nichtverstehen der Konzentrationslager möglicherweise
große Literatur gemacht.
da: Reiner, Kate; Klüger, Ruth: Ruth Klüger. Ein Interview, in: Freiburger FrauenStudien: Zeitschrift
für interdisziplinäre Frauenforschung, Jg. 2 (1996)
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