L’opportunità di preparare un seminario dedicato a Miles Davis e John Coltrane in occasione dell’“International Jazz Day 2026”, celebrativo del centenario della loro nascita, a Cerignola, in Puglia, mi ha consentito di “riarrangiare” — come avviene per gli standard jazzistici — il mio continuo e inevitabile confronto con queste due figure fondamentali della storia del jazz.
Miles e Trane, come vengono familiarmente chiamati nell’ambiente musicale, non rappresentano soltanto due identità artistiche consegnate all’immortalità dalla loro musica, ma incarnano anche due concezioni profondamente differenti del fare musica. Le loro personalità artistiche sembrano, per molti aspetti, opposte: da un lato Miles Davis, strategico, attento alla dimensione materiale, all’immagine e alla costruzione del proprio linguaggio sonoro; dall’altro John Coltrane, figura introspettiva e spirituale, tesa verso una ricerca musicale quasi metafisica. Eppure, proprio nella dialettica dell’interplay jazzistico, queste due polarità hanno trovato una sintesi straordinaria, generando alcuni dei più grandi capolavori della musica del Novecento.
Nel tentativo di schematizzare tale dualità, si potrebbe descrivere Miles Davis come un musicista “fisico”, concreto, profondamente consapevole della forma e dell’impatto sonoro, mentre Coltrane apparirebbe come il musicista “astrale”, orientato verso una dimensione spirituale e trascendente del suono. Tuttavia, ogni classificazione rigida rischia di risultare insufficiente. La loro collaborazione in Kind of Blue (1959) mostra infatti come queste due anime possano convivere all’interno di un equilibrio artistico irripetibile (1).
Emblematico è il brano “So What”, nel quale l’ascolto ravvicinato dei rispettivi assoli rivela due concezioni radicalmente differenti dell’improvvisazione. Un ascolto superficiale potrebbe cogliere soltanto l’alternanza tra tromba e sassofono; in realtà, si tratta dell’incontro fra due universi estetici distinti. L’assolo di Miles Davis appare essenziale, misurato, quasi apollineo nella sua chiarezza formale e nell’uso sapiente delle pause. Quello di Coltrane, invece, si sviluppa in modo più denso, vorticoso e inquieto, anticipando la ricerca sonora che caratterizzerà la sua produzione successiva.
Questa contrapposizione richiama inevitabilmente la celebre dicotomia nietzschiana tra apollineo e dionisiaco. L’apollineo, legato alla misura, all’equilibrio e alla forma, sembra emergere nel fraseggio controllato di Miles Davis; il dionisiaco, associato all’ebbrezza, alla tensione e all’energia vitale, si manifesta invece nell’urgenza espressiva di Coltrane. Tuttavia, anche questa lettura non può essere assunta in modo assoluto. Miles, musicista che praticava la boxe e possedeva una forte fisicità performativa, costruiva i propri assoli attraverso attese, silenzi e pause cariche di tensione emotiva. Coltrane, pur immerso in una dimensione spirituale, sviluppava un linguaggio estremamente rigoroso e strutturato, celebre per i suoi “sheets of sound”.
Nel celebre assolo di Miles in “So What”, ogni frase sembra lasciare uno spazio aperto, quasi in attesa di una risposta. Tale dinamica richiama il tradizionale principio afroamericano del call and response, presente nel gospel e negli spirituals, dove la dimensione individuale dialoga costantemente con quella collettiva. La forza formale di questo assolo è tale da aver consentito a George Russell di trasformarlo in materiale orchestrale, costruendo un arrangiamento nel quale il fraseggio della tromba diventa esso stesso tema musicale (2).
Il rapporto tra Miles Davis e John Coltrane può dunque essere interpretato come una polarità dialettica tra immanenza e trascendenza, tra materia e spiritualità, tra controllo formale e tensione verso l’assoluto. In termini sociologici ed estetici, Miles sembra incarnare una concezione della musica consapevole delle dinamiche del mercato, dell’immagine e della comunicazione; Coltrane, al contrario, appare orientato verso un’autonomia quasi mistica dell’arte, vissuta come ricerca interiore e ascesi sonora.
Eppure, il jazz dimostra continuamente come gli opposti non siano necessariamente inconciliabili. Proprio nell’interazione tra queste due forze nasce una delle più alte espressioni della modernità musicale. La materia offre una forma concreta al suono; la spiritualità gli conferisce profondità e trascendenza. In questo senso, il dialogo tra Miles e Trane non rappresenta soltanto l’incontro tra due musicisti, ma una metafora della tensione permanente che attraversa tutta la storia dell’arte: quella tra contingenza e assoluto, tra corpo e spirito, tra forma e ricerca infinita.
Forse non è un caso che sia stato proprio Coltrane, e non Miles, a incidere Body and Soul(3): un titolo che sembra contenere, già in sé, l’intera dialettica tra corpo e anima, materia e trascendenza, che le loro musiche hanno continuamente evocato, soltanto un anno prima dell’immenso A Love Supreme (4)
Forse
… è proprio questa irresolubile tensione a rendere ancora oggi la loro musica
così
necessaria.
E forse la risposta più autentica a ogni tentativo di definizione rimane, nel mio immaginario, quella che sarebbe stata la “risposta” di Miles: “So What?”.
Ascolti:
(1) SO
WHAT da KIND OF BLUE
https://open.spotify.com/intl-it/album/67SjMB8yzuzpCirtVuuO8D?si=VRqDejFeSYuE5sWaVf-PKQ
https://youtu.be/ylXk1LBvIqU?si=8-TJcbw6f0vXZwlB
(2) SO WHAT da “THE LONDON CONCERT” GEORGE RUSSELL
https://open.spotify.com/intl-it/track/4i1nQJBPp441dEcOOa1JBO?si=004fe04f4ac34c5b
https://youtu.be/t2rtxMejgjY?si=nyEcN6JizKJJz9Sb
(3) BODY AND SOUL da COLTRANE’S SOUND
https://open.spotify.com/intl-it/track/26bnmztmGcY03sO1uWmoTd?si=febfd847558c4135
https://youtu.be/4azzupZwiy4?si=pWeBfKev1Mi8w4lP
(4) A
LOVE SUPREME
https://open.spotify.com/intl-it/album/7Eoz7hJvaX1eFkbpQxC5PA?si=UboVWioYTwiCAztDgwQ9ww
https://youtu.be/ll3CMgiUPuU?si=cmVnAAko32d5-ZAG
a seguire...



