mercoledì 4 novembre 2026

È nato il "Carrozzone di Babele", di Enzo Nini.


Premessa

Il 2 luglio 2025 scrissi del processo semiosferico (1) come teoria che generò diverse produzioni. La prima “documentata” avvenne con “Doppio Sogno Doppio” di cui parlo nell’articolo del 2 marzo 2026, (2) poi vennero altre produzioni discografiche (“Contrappunti in Utopia” del 2004 e “Paths of Thought” del 2008) e allestimenti come “L’Incanto Muore Senza Lutti”, con la collaborazione di Roberto De Simone e Eduardo Sanguineti (“Festival dei Popoli Mediterranei” Bisceglie BA agosto 2003) e “Se una Notte d’Inverno la zia Julia…” (Auditorium Scarlatti del Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, 2 dicembre 2023). Tutti eventi avvenuti su commissioni con organici che variavano a seconda delle esigenze artistiche. Poi, finalmente, ho pensato a un organico più stabile, è così nato “Il Carrozzone di Babele”.

(1) "Pensiero, arte e semiosfera: un intreccio complesso ma naturale"

(2) "Doppio Sogno Doppio"

 


IL 13 OTTOBRE 2026 HA DEBUTTATO “IL CARROZZONE DI BABELE”

Tutti, nel corso dell’avventura della nostra esistenza, viaggiamo su un carrozzone di Babele. Un luogo simbolico nel quale si accumulano e si intrecciano segni, colori, forme e sonorità che attraversano il tempo che ci è concesso. Una complessità di esperienze che spesso ci disorienta e che, talvolta, ci costringe a tradurre il nostro vissuto in narrazioni, nel tentativo di dare un ordine a ciò che abbiamo attraversato e di diventare, in qualche modo, interpreti della nostra stessa memoria. Abitiamo ruoli che talvolta scegliamo e altre volte ci vengono assegnati dall’ambiente, dalle circostanze, dalle convenzioni sociali. Li interpretiamo, più o meno consapevolmente, interrogandoci sulla nostra adeguatezza rispetto al tempo e al contesto in cui ci troviamo a vivere. Non sempre siamo attori convincenti, ma raramente ci è concessa la possibilità di abbandonare la scena. Viaggiamo accompagnati dal nostro pensiero, una presenza instancabile che continuamente ci giudica, ci assolve o, con una certa disinvoltura, ci giustifica. È anche attraverso questa facoltà che possiamo esercitare la nostra libertà di scelta: non sempre, naturalmente, e non sempre con risultati memorabili. Quando ci è possibile, scegliamo confrontandoci con la realtà che ci circonda: una realtà che talvolta ci giudica, talvolta ci accoglie e, non di rado, sembra dimenticare di contenerci. Sul nostro carrozzone ~depositiamo, spesso senza rendercene conto, tutto ciò che abbiamo vissuto, studiato, letto e osservato. attivamente. Quello che ascoltiamo, come la musica e le evocazioni ad essa legate, sembrano accompagnarci entrando in noi per altri canali. Gli ascolti, in altri termini, sembrano seguire un percorso diverso: entrano da un’altra porta, lasciano una traccia meno riconoscibile anche se spesso molto profonda, una sorta di alone, un odore nella sua “leggerezza”, una presenza che riaffiora inaspettatamente sotto forma di ricordo potente. E così si mescolano alle altre esperienze, accompagnandoci senza chiedere necessariamente il permesso. È tuttavia ragionevole supporre che tutto ciò che i nostri cinque sensi percepiscono, assorbono e, almeno in parte, memorizzano, venga progressivamente metabolizzato. Ne deriva una stratificazione di esperienze che produce tanto una dimensione sensibile quanto una dimensione ideale della nostra appartenenza: il ricordo non come semplice recupero di un fatto, ma come sensazione che continua ad agire nel presente. Se chiudiamo gli occhi e concentriamo l’attenzione sul respiro, forse possiamo avvertire qualcosa di tutto questo: una presenza indistinta di immagini, suoni, sensazioni e pensieri che, pur appartenendo a tempi e luoghi diversi, continuano a convivere dentro di noi. Una sorta di archivio disordinato, nel quale la memoria non sembra avere particolare interesse per la cronologia e la coerenza. Sono state anche queste considerazioni, insieme a molte altre, a condurmi, in piena manifestazione di «boomerite», all’idea di mettere insieme un collettivo di artisti. Persone disposte a mettersi in «gioco» — e non uso casualmente questo termine, al quale mi riferisco anche attraverso l’articolo di giovedì 20 febbraio 2025 (3) condividendo linguaggi, esperienze e sensibilità differenti. Un piccolo tentativo di dare forma a quel carrozzone che ciascuno di noi porta con sé, facendo incontrare le diverse discipline artistiche non necessariamente per trovare una lingua comune, ma per scoprire quanto possa essere fertile proprio la loro diversità. A tutti coloro che hanno accettato di partecipare a questa avventura, va la mia gratitudine per la pazienza, la disponibilità e la dedizione. Non è poco, di questi tempi, trovare qualcuno disposto a salire su un carrozzone senza chiedere prima dove sia diretto. Mi piace aggiungere per sottolinearli due punti: il primo è quello del respiro che é una considerazione da lungo praticante dell’Anapanasati ma, credo, comprensibile perché introduce la dimensione percettiva e quasi sinestetica dell'intera attività. Potrebbe, per questo, essere il momento più evocativo del ragionamento. Il secondo riguarda il nome del progetto performativo: “Il Carrozzone di Babele” esso contiene due significati. Il carrozzone come viaggio collettivo, provvisorio e un po' sgangherato; Babele come pluralità di linguaggi che non necessariamente devono diventare uno solo. La diversità dei linguaggi, in questo progetto, non è un ostacolo da superare: è la ragione stessa per cui il collettivo esiste e ciò che Babele, nella sua originaria vocazione alla pluralità, può ancora esprimere. L’idea è quella di tenere in movimento la “torre della Genesi” restituendole una possibilità di vita. Un movimento che richiama, per certi aspetti, quello del “nostro” Giglio di Nola: una costruzione collettiva che diventa organismo rituale, sostenuto dalla devozione, attraversato dalla possessione e animato da una dimensione visionaria per citarne un “uso” caro a Roberto De Simone. Come nel Giglio, anche in questa Babele la struttura non è mai soltanto ciò che appare: è soprattutto l’energia di coloro che la sostengono, la attraversano e la fanno muovere. La pluralità dei linguaggi diventa così una forma di appartenenza e, insieme, un’esperienza di continua trasformazione.

 

(3) "Giocare con la musica"  







Il 13 ottobre 2026 il CARROZZONE DI BABELE ha debuttato! L’opportunità si è realizzata per la presentazione del libro di racconti di Vanna D’Amato “I Racconti della Sentinella” in un centro culturale napoletano: IL CLUBINO.

Un legame IN VERSI, un modello perseguito di queste attività per le quali ho speso tante parole è, grazie alla poesia, nei versi di Vanna D’Amato nella poesia “Talvolta…” quando dice: “… le parole, se le apri, scatenano fughe di sentieri…” (4)


 (4) "Talvolta", brano musicale di Enzo Nini

 





AFFETTO DA ACUTA BOOMERITE

MI PERDO NEL TEMPO A LEVIGARE IL LIMITE

RUBO NEL LEVIGARE IL LIMITE USATO A CAPPELLO

IL “LEVIGARE IL FINALE” DI PIU’ NOBILI VERSI

VIAGGIO QUINDI NEL TEMPO CHE RESTA IN AVANZO

LACRIME VELANO GLI OCCHI SFORZANDO LO SGUARDO

TRA MEMORIA E SORPRESA D’INASPETTATA MERAVIGLIA

OCCHI ABBASSATI GOCCIOLANO SENZA TIMORE

TRA RICORDO E DESIDERIO PERSISTENTE ALL’ORIZZONTE

ALZANDO CON SFORZO LE PALPEBRE IN SOGNI DI VOLO

TI CERCO ANCORA

SENSO

AGGUANTO IL SEGNO ASSAPORO

CHIEDO E MI PERDO

TI RITROVO A VOLTE

SENSO

ESSO VIAGGIA NASCOSTO DAL PUDORE DEGLI ANNI

E VA COME VERSO IL CONFINE DI VECCHI TRACCIATI

MISURO ORA IL MIO PASSO CON LA NUOVA FATICA

NARRATA DAI PADRI DELLA MEMORIA

 

“Levigare il Finale” è la “nuova e intensa silloge” di Antonio Spagnuolo, ed. La Valle del Tempo.