Premessa
Il 2 luglio 2025 scrissi del processo semiosferico (1) come teoria che generò diverse produzioni. La prima “documentata” avvenne con “Doppio Sogno Doppio” di cui parlo nell’articolo del 2 marzo 2026, (2) poi vennero altre produzioni discografiche (“Contrappunti in Utopia” del 2004 e “Paths of Thought” del 2008) e allestimenti come “L’Incanto Muore Senza Lutti”, con la collaborazione di Roberto De Simone e Eduardo Sanguineti (“Festival dei Popoli Mediterranei” Bisceglie BA agosto 2003) e “Se una Notte d’Inverno la zia Julia…” (Auditorium Scarlatti del Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, 2 dicembre 2023). Tutti eventi avvenuti su commissioni con organici che variavano a seconda delle esigenze artistiche. Poi, finalmente, ho pensato a un organico più stabile, è così nato “Il Carrozzone di Babele”.
(1) "Pensiero, arte e semiosfera: un intreccio complesso ma naturale"
IL 13 OTTOBRE 2026 HA DEBUTTATO
“IL CARROZZONE DI BABELE”
Tutti,
nel corso dell’avventura della nostra esistenza, viaggiamo su un carrozzone di
Babele. Un luogo simbolico nel quale si accumulano e si intrecciano segni,
colori, forme e sonorità che attraversano il tempo che ci è concesso. Una
complessità di esperienze che spesso ci disorienta e che, talvolta, ci
costringe a tradurre il nostro vissuto in narrazioni, nel tentativo di dare un
ordine a ciò che abbiamo attraversato e di diventare, in qualche modo,
interpreti della nostra stessa memoria. Abitiamo ruoli che talvolta scegliamo e
altre volte ci vengono assegnati dall’ambiente, dalle circostanze, dalle
convenzioni sociali. Li interpretiamo, più o meno consapevolmente,
interrogandoci sulla nostra adeguatezza rispetto al tempo e al contesto in cui
ci troviamo a vivere. Non sempre siamo attori convincenti, ma raramente ci è
concessa la possibilità di abbandonare la scena. Viaggiamo accompagnati dal
nostro pensiero, una presenza instancabile che continuamente ci giudica, ci
assolve o, con una certa disinvoltura, ci giustifica. È anche attraverso questa
facoltà che possiamo esercitare la nostra libertà di scelta: non sempre,
naturalmente, e non sempre con risultati memorabili. Quando ci è possibile,
scegliamo confrontandoci con la realtà che ci circonda: una realtà che talvolta
ci giudica, talvolta ci accoglie e, non di rado, sembra dimenticare di
contenerci. Sul nostro carrozzone
~depositiamo, spesso senza rendercene conto, tutto ciò che abbiamo vissuto,
studiato, letto e osservato. attivamente. Quello che ascoltiamo, come la musica
e le evocazioni ad essa legate, sembrano accompagnarci entrando in noi per altri
canali. Gli ascolti, in altri termini, sembrano seguire un percorso diverso:
entrano da un’altra porta, lasciano una traccia meno riconoscibile anche se
spesso molto profonda, una sorta di alone, un odore nella sua “leggerezza”, una
presenza che riaffiora inaspettatamente sotto forma di ricordo potente. E così
si mescolano alle altre esperienze, accompagnandoci senza chiedere
necessariamente il permesso. È tuttavia ragionevole supporre che tutto ciò che
i nostri cinque sensi percepiscono, assorbono e, almeno in parte, memorizzano,
venga progressivamente metabolizzato. Ne deriva una stratificazione di
esperienze che produce tanto una dimensione sensibile quanto una dimensione
ideale della nostra appartenenza: il ricordo non come semplice recupero di un
fatto, ma come sensazione che continua ad agire nel presente. Se chiudiamo gli
occhi e concentriamo l’attenzione sul respiro, forse possiamo avvertire
qualcosa di tutto questo: una presenza indistinta di immagini, suoni,
sensazioni e pensieri che, pur appartenendo a tempi e luoghi diversi,
continuano a convivere dentro di noi. Una sorta di archivio disordinato, nel
quale la memoria non sembra avere particolare interesse per la cronologia e la
coerenza. Sono state anche queste considerazioni, insieme a molte altre, a
condurmi, in piena manifestazione di «boomerite», all’idea di mettere insieme
un collettivo di artisti. Persone disposte a mettersi in «gioco» — e non uso
casualmente questo termine, al quale mi riferisco anche attraverso l’articolo
di giovedì 20 febbraio 2025 (3) condividendo linguaggi, esperienze e
sensibilità differenti. Un piccolo tentativo di dare forma a quel carrozzone
che ciascuno di noi porta con sé, facendo incontrare le diverse discipline
artistiche non necessariamente per trovare una lingua comune, ma per scoprire
quanto possa essere fertile proprio la loro diversità. A tutti coloro che hanno
accettato di partecipare a questa avventura, va la mia gratitudine per la
pazienza, la disponibilità e la dedizione. Non è poco, di questi tempi, trovare
qualcuno disposto a salire su un carrozzone senza chiedere prima dove sia
diretto. Mi piace aggiungere per sottolinearli due punti: il primo è quello del
respiro che é una considerazione da lungo praticante dell’Anapanasati ma,
credo, comprensibile perché introduce la dimensione percettiva e quasi
sinestetica dell'intera attività. Potrebbe, per questo, essere il momento più
evocativo del ragionamento. Il secondo riguarda il nome del progetto
performativo: “Il Carrozzone di Babele” esso contiene due significati. Il
carrozzone come viaggio collettivo, provvisorio e un po' sgangherato; Babele
come pluralità di linguaggi che non necessariamente devono diventare uno solo.
La diversità dei linguaggi, in questo progetto, non è un ostacolo da superare:
è la ragione stessa per cui il collettivo esiste e ciò che Babele, nella sua
originaria vocazione alla pluralità, può ancora esprimere. L’idea è quella di
tenere in movimento la “torre della Genesi” restituendole una possibilità di
vita. Un movimento che richiama, per certi aspetti, quello del “nostro” Giglio
di Nola: una costruzione collettiva che diventa organismo rituale, sostenuto
dalla devozione, attraversato dalla possessione e animato da una dimensione
visionaria per citarne un “uso” caro a Roberto De Simone. Come nel Giglio,
anche in questa Babele la struttura non è mai soltanto ciò che appare: è
soprattutto l’energia di coloro che la sostengono, la attraversano e la fanno
muovere. La pluralità dei linguaggi diventa così una forma di appartenenza e,
insieme, un’esperienza di continua trasformazione.
Il 13 ottobre 2026 il CARROZZONE DI BABELE ha debuttato! L’opportunità si è realizzata per la presentazione del libro di racconti di Vanna D’Amato “I Racconti della Sentinella” in un centro culturale napoletano: IL CLUBINO.
Un
legame IN VERSI, un modello perseguito di queste attività per le quali ho speso
tante parole è, grazie alla poesia, nei versi di Vanna D’Amato nella poesia
“Talvolta…” quando dice: “… le parole, se le apri, scatenano fughe di
sentieri…” (4)
(4) "Talvolta", brano musicale di Enzo Nini
AFFETTO
DA ACUTA BOOMERITE
MI PERDO
NEL TEMPO A LEVIGARE IL LIMITE
RUBO NEL
LEVIGARE IL LIMITE USATO A CAPPELLO
IL
“LEVIGARE IL FINALE” DI PIU’ NOBILI VERSI
VIAGGIO
QUINDI NEL TEMPO CHE RESTA IN AVANZO
LACRIME
VELANO GLI OCCHI SFORZANDO LO SGUARDO
TRA
MEMORIA E SORPRESA D’INASPETTATA MERAVIGLIA
OCCHI
ABBASSATI GOCCIOLANO SENZA TIMORE
TRA
RICORDO E DESIDERIO PERSISTENTE ALL’ORIZZONTE
ALZANDO
CON SFORZO LE PALPEBRE IN SOGNI DI VOLO
TI CERCO
ANCORA
SENSO
AGGUANTO
IL SEGNO ASSAPORO
CHIEDO E
MI PERDO
TI
RITROVO A VOLTE
SENSO
ESSO
VIAGGIA NASCOSTO DAL PUDORE DEGLI ANNI
E VA
COME VERSO IL CONFINE DI VECCHI TRACCIATI
MISURO
ORA IL MIO PASSO CON LA NUOVA FATICA
NARRATA
DAI PADRI DELLA MEMORIA
“Levigare
il Finale” è la “nuova e intensa silloge” di Antonio Spagnuolo, ed. La Valle
del Tempo.



