giovedì 23 gennaio 2025

Giulia Lombezzi. Nota di lettura a cura di Maristella Diotaiuti.

 


Nota di lettura di Maristella Diotaiuti per il volume La sostanza instabile, di Giulia Lombezzi, Giulio Perrone Editore, 2021, scritta per la presentazione alle Cicale Operose. Letture di Simonetta Filippi.

I personaggi, tutti definiti da subito e con pochi brevi tratti essenziali, sono personaggi compiuti, ben distinguibili, individuati sin dalle prime pagine. Per ognuno di loro Giulia ha saputo scandagliarne la psicologia, il carattere, e accompagnarli sapientemente nel loro processo di crescita, di consapevolezza, di presa di coscienza di se stessi e degli altri, e dei meccanismi che regolano le relazioni. Giulia non li lascia mai soli nel loro itinerario, doloroso, difficile, di crescita. e anche noi lettori non ci lascia mai soli e smarriti nella lettura. E,cosa notevolissima, i personaggi, pur nella loro individualità, sono immessi in una trama di relazioni, in un intreccio di esistenze, che ne amplificano lo spessore e la loro drammaticità, perché questo, come vedremo, è anche, e forse principalmente, un romanzo corale, Si sente che Giulia viene dal teatro: i suoi personaggi, infatti, si presentano sulla pagina come su un palcoscenico, alternandoli sapientemente, e alternando, altrettanto sapientemente, momenti di individualità e momenti di coralità e sarà proprio la sostanza instabile, evocata dal titolo, che porterà questo coro di personaggi a incrociare le proprie vite, loro malgrado, ma anche a far saltare delle dinamiche che sembravano consolidate.

Sono personaggi inventati eppure realissimi, cioè si muovono agevolmente tra la letterarietà e la fattualità del reale, realizzando una sorta di zona intermedia nella quale è stato possibile per Giulia farli agire e interagire. E che permette a noi lettori di accettarli, accoglierli e nello stesso tempo di respingerli e distanziarli quando li sentiamo troppo ingombranti.

Il tema è drammatico, duro, di quelli scomodi, ma Giulia lo sa rendere accettabile, perché ce lo restituisce con una scrittura piacevolissima, agile, scorrevole, a tratti anche ironica, con una ironia che stempera la gravità dell’argomento, alleggerisce i momenti drammatici, allenta la tensione, ma una scrittura che sa essere sempre intensa, emotiva, coinvolgente.  Ma soprattutto la scrittura di Giulia Lombezzi è tecnicamente impeccabile, senza sbavature, fluida, naturale, ma nello stesso tempo sa mantenere viva l’attenzione del lettore tenendolo legato alla pagina fino alla fine.

Ci sono pagine davvero straordinarie, che sentiremo nella lettura di Simonetta, quelle, ad esempio, dove descrive l’accaduto, l’evento drammatico, e lo fa attraverso una struttura paratattica, spesso con la presenza di frasi brevi, e di dialoghi asciutti ed efficaci, creando così un ritmo narrativo veloce e conciso, tumultuoso, estremamente mosso, che molto efficacemente riproduce, quasi mimeticamente, lo svolgersi impetuoso dei fatti. Altre pagine molto belle e dense sono proprio le pagine iniziali, dell’incipit, dove adotta la tecnica di presa dall’alto che ricorda un po’ il Manzoni dei Promessi Sposi, della scena di Don Abbondio, o il Gadda de “La cognizione del dolore”, che dopo una visione d’insieme, progressivamente zooma sui particolari.

È un progressivo entrare, scendere nella materia di cui sono fatti i personaggi, un addentrarsi ellittico nella essenza, inespressa, e a volte inesprimibile, della psiche umana. Il movimento della scrittura di Giulia è simile a quello dell’obiettivo della reflex, della macchina fotografica di una volta, di aprire e chiudere , si apre su una narrazione corale e si chiude sul singolo, continuamente, in base alle sue esigenze di narrazione. Una scrittura agile, dunque, ma non bisogna lasciarsi ingannare, perché La sostanza instabile non è una lettura semplice, non e’ una lettura d’evasione. certo, ci sono passi anche divertenti, a tratti anche comici. Ma l’evento che scatena l’intreccio ha il tono, lo spessore, il sapore della tragedia, e soprattutto è un tema che fa pensare. È una scrittura davvero notevole, che non ha mai un momento di stanchezza, una caduta, un libro che davvero vi consiglio di leggere.  

I fatti: la narrazione prende spunto da un fatto di cronaca: i fatti raccontati sono quelli accaduti a Torino, la tragica notte di Torino, quando il 3 giugno del 2017, in piazza San Carlo, durante la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, un gruppo di persone seminò il panico tra la gente spruzzando spray urticanti. Ci furono 1500 feriti e diversi morti. ma Giulia ambienta trasferisce questa la vicenda a Milano, la sua Milano, con le sue vie, i suoi monumenti, le sue piazze, è la Milano reale, ma che trascende a se stessa, diventa un luogo qualsiasi.

I fatti come pre-testo: in realtà tutta la narrazione poi si allontana da questo fatto iniziare per inoltrarsi in altri territori, il fatto in sé non ne costituisce la trama. Tutto sommato la trama è esile, quasi una traccia. I fatti in sé sono piuttosto un pre-testo per parlare di altro (quasi un escamotage narrativo, letterario), un antefatto, un dato da cui far partire l’indagine, e quindi la scrittura, perché il vero interesse di Giulia è indagare sull’umano: e quindi si pone domande che sono universali e importanti:

cosa significa essere umano?

– quali sono i limiti della nostra cosiddetta civiltà e della nostra umanità? quanto poco ci vuole per perderla?

quante zone oscure ci sono dentro di noi che non riusciamo a vedere e ad ammettere, a dire a noi stessi?

Sono domande importanti, universali, che però rimangono sospese, senza risposte, perché Giulia non ci da’ delle risposte, ma piuttosto ci spinge a interrogarci: di quale sostanza siamo fatti?

 Il tema della folla

Secondo Le Bon, la folla non è il risultato della somma delle singole persone che la compongono, ma diventa una sorta di super organismo indipendente, con una sua un’identità e una sua volontà propria. le bon ritiene che in questo passaggio il singolo perda le sue caratteristiche per acquistare quelle della folla che diventa stupida, irrequieta, manipolabile, impulsiva e distruttiva.

Viceversa Giulia sembra concentrarsi sui singoli individui, e ne isola alcuni, e dei quali ne descrive le caratteristiche, le peculiarità, ne fa emergere i difetti, le fragilità, le zone inesplorate, in ombra. Ad ognuno di questi personaggi Giulia fa un’analisi psicologica molto accurata e penetrante, senza però mai torsioni, forzature, quasi come se li accompagnasse nella loro introspezione, nel loro cammino verso una maggiore consapevolezza di sé. Giulia non sembra aderire emotivamente a nessuno in particolare, non ne predilige nessuno, almeno apparentemente, sono trattati tutti allo stesso modo, soprattutto Giulia non esprime giudizi: e nemmeno noi lettori siamo autorizzati a farlo, perché, ci dice Giulia, qui non ci sono buoni e cattivi, cioè tutti noi potremmo trovarci a fare cose che mai avremmo pensato di poter fare, se messi in una situazione di stress, e quindi siamo costretti a scegliere cosa essere, perché nel nostro quotidiano, nello scorrere lineare, ripetitivo dei nostri giorni, da un momento all’altro può sempre intervenire qualcosa che devia il corso delle cose e cambia anche noi stessi, qualcosa che spazza via le nostre certezze e ci costringe a guardare dentro la parte oscura di noi.  

Ambivalenza dei personaggi:   

Sono personaggi ambivalenti, dimidiati tra due opposti modi di essere, di sentire, e che in realtà hanno già in nuce, hanno già in sé i germi di quello che poi verrà fuori nella situazione di stress estremo, e con questa parte di loro stessi dovranno poi fare i conti, e non tutti riusciranno ad uscirne, alcuni restano irrisolti. Quali ad esempio, Caterina o Ketty.

Il tema della violenza sulle donne

Nel romanzo di Giulia è rappresentata l’inferiorità psicologica in cui può essere tenuta una donna, Caterina nel caso specifico, all’interno di una relazione, nella quale c’è un marito dominante, giudicante, e una moglie che subisce questa presunta inferiorità fino a convincersene pienamente, fino a quella sera dell’evento tragico in piazza Sempione in cui tutto si capovolge. Nel caso di Caterina devo dire che si percepisce una predominanza di femminile nel romanzo, non tanto di numero quanto di problematiche che vengono fatte emergere.

Il femminile

Il romanzo si apre e chiude, forse simbolicamente, con due opere artistiche, due figure di donne:

la statua di Minerva in piazza Sempione

– l’affresco della Madonna con le corna

Credo che queste due figure siano estremamente significative nel libro, nel quale c’è come una sorta di processo di affrancamento, di maturazione, di riscatto del femminile, potremmo dire, che fa da filo rosso nel tuo racconto, rappresentato, secondo me, proprio da questi due archetipi, questi due miti:

da una parte Minerva, che in realtà, pur essendo una donna, rappresenta, incarna il patriarcato, è la creazione, in un certo senso, di una società, quella greca, che stava costituendosi come società patriarcale e aveva bisogno di sostituire, sovrapporre, smantellare tutti i simboli femminili della cultura matriarcale, di un mondo matriarcale che non aveva più motivo di esistere, anzi era pericoloso per il nascente potere, quindi andava distrutto, disarticolato dall’interno. Infatti Minerva, Atena per i greci, è nata dalla testa di Zeus, quindi è il prodotto di un maschio che si sostituisce alla donna nell’atto che le e’ proprio, quello del parto. Emblematico il processo a Clitemnestra […] Clitemnestra rappresentava il mondo matriarcale, e facendola condannare, Atena decretò la fine di quel mondo.

 […]

E dall’altra parte, alla fine del romanzo di Giulia c’è la Madonna con le corna, che ci dice di una sorta di recupero dell’elemento matriarcale, dell’elemento stregonesco delle donne, che significa recupero delle qualità ancestrali, primigenie delle donne, di contiguità con il soprannaturale, con la dimensione istintuale, con il mondo dei morti e con le regioni dell’ombra, che non sono le regioni (dimensioni) del male, anzi.

Altri temi importanti si accampano nel romanzo:

- la paura dell’altro, anche irrazionale e immotivata, a volte indotta, la demonizzazione dell’altro, di un altro a volte indistinto, a volte individuato in una precisa categoria di persone, come i rom, gli ebrei, i neri, i terroristi.

– l’egoismo, l’indifferenza di quelli che anziché aprire la porta la chiudono in faccia a chi è in difficoltà, in pericolo, e sta chiedendo aiuto, l’indifferenza di chi si chiude nel proprio piccolo mondo egoistico e non e’ disposto a perdere nulla

– le problematiche adolescenziali, della pubertà che Giulia chiama ‘la gogna’;

l’amicizia, l’invidia;

[…]

Una vasta gamma di sentimenti umani che rendono il racconto di Giulia estremamente mosso e variegato, stratificato, complesso.

 

[…]

 M. D.