venerdì 24 gennaio 2025

Rubrica Past metaphor: chiasmi poetico-filosofici, a cura di Lucio Macchia.











Lucio Macchia: Il mio contributo nel blog de Le Cicale Operose consiste in riflessioni che intrecciano i temi e i linguaggi del poetico e del filosofico, nel territorio comune dell'espressione dell'inesprimibile, del tentativo di dire la vita in sé, la semplice cosa. Certa filosofia lo fa elaborando concetti "impossibili" non direttamente formulabili all'interno del logos "tradizionale", elaborando linguaggi affini al poetico. Nascono intrecci, contaminazioni, rimandi in cui, spesso, la poesia (e l'arte in generale) si configura come il contesto di divergenze che chiama all'espressione certi approcci filosofici, i quali, a loro volta, influenzano e catalizzano i gesti creativi.

L'espressione past metaphor (da Pound) richiama questa temperie di oltrepassemento delle rappresentazioni del mondo, nell'utopica aspirazione alla vita in sé.

















«Al suo mistero

– solo a quello –

consegnare

la parola

che da noi

– senza noi –

stentata

– giunge».

(dal mio brano

Epilogo in Tracciature)



 

BIOGRAFIA e STILE

Nato a Pescara nel 1965, dopo la maturità mi sono trasferito a Roma, dove ho svolto gli studi universitari in campo ingegneristico e dove tuttora vivo. La mia professione è in ambito aziendale e la mia prima esperienza di pubblicazione, nel 2010, ha riguardato proprio un saggio di management. In parallelo alla mia vita in ragion pratica – e in divergenza da essa – ho portato avanti un’antica passione per la scrittura, intensificatasi negli ultimi quindici anni, durante i quali la mia ricerca espressiva si è evoluta verso una poetica sempre articolata – fragilmente – lungo gli orli dell’ineffabile, dell’impossibile, della vita in sé. Dell’immanenza.

 

OPERE PUBBLICATE e riconoscimenti

Dopo alcune prime sperimentazioni in auto-pubblicazione, ho pubblicato tre raccolte poetiche con la casa editrice Terra d’ulivi edizioni: «E altro è da veder» (2021), «Spersi stupori» (2022), «Tracciature» (2023).

 

Nel 2025 ho pubblicato, con l’editore Industria & letteratura, la raccolta «cosmi | minimi».

o  Nel 2023 ho ricevuto il premio L’albero di rose per la raccolta «Spersi stupori», terza classificata nella sezione poesia edita.

 

o  Altri riconoscimenti: segnalato al concorso Poesie per Amedeo Modigliani 2025; candidato al Premio Strega Poesia 2024 (con Tracciature); premio Poesia in-corso: terzo classificato 2024 e fina-lista 2023; menzione speciale della giuria al Premio Nina Maroccolo (prima ediz. 2023);  menzione d’onore al Premio Buonarroti 2021; segnalato al Premio Luzi 2018/19; finalista al premio Il mio esordio 2018.

 

RICERCA LETTERARIA

Nella convinzione che non vi è scrittura di qualità senza conoscenza e riflessione sui temi dell’espressione poetica, dell’arte, della filosofia e del linguaggio, porto avanti una mia personale ricerca su questi aspetti, che sfocia in scritti e articoli che si configurano come una costellazione di mini-saggi che ruotano intorno a una domanda implicita: «Cos’è il poetico nella nostra civiltà?» interrogando il pensiero degli autori stessi e degli studiosi che hanno investigato, da varie angolature, il complesso mondo della poesia.

 

o  Dal 2021 sono membro permanente della redazione della rivista letteraria Menabò (di Terra d’ulivi edizioni) per la quale ho scritto circa quaranta articoli (pubblicati online) dedicati a questi temi.

 

o  Pubblico regolarmente scritti di ricerca nella mia rubrica Past metaphor sul blog Le cicale operose.

 

o  Dal 2024 ho collaborato con la rivista online err scritture dell’imprevisto (Orthotes edizioni) che ha pubblicato alcune mie poesie e l’articolo Per una poesia dell’immanenza che riassume lo spirito della mia ricerca.

 

RECENSIONI

«Occorre sospendere, come ci insegna Coleridge, l’incredulità e affidarci a Scoto, a Deleuze, e (nel suo intento poetico) a Lucio Macchia, alla loro ecceità e arrenderci, in modo antinomico, nel momento poetico, all’immanenza. Occorre salire, o scendere, fino all’orlo delle cose e lasciare che urlino il loro essere, il loro esser-ci…»

(Emanuela Vezzoli, nella sua Nota introduttiva a cosmi | minimi).

 

«È un libro questo che, come è stato osservato, vive di piccole illuminazioni, di spazi ampi e frammenti spersi: ma proprio da questi spazi e da questi frammenti emerge la possibilità di pensare, ancora oggi, il poetico come forma di resistenza dell’essere. Una forma minima, certo. Ma non meno cosmica.»

(Maurizio Lancellotti, su cosmi | minimi)

 

«Lucio prende i “Luoghi comuni” e li attraversa, li ribalta, ne implode, li intride di stupefatta, irridente consapevolezza…»

(Plinio Perilli, su Tracciature)

 

«Una estetica fenomenologica che in pochi oggi esprimono in Italia. Forse perché i suoi versi sono umili fruscii di parole come di canne al vento. Senza sprechi psicologici…»

(Vincenzo Crosio su Tracciature)

 

«Ed è proprio il poetico con i suoi spazi ampi, con il suo bianco che rarefa la parola […] ad essere il luogo in cui diventa possibile dire l’impronunciabile […] uno stupore frammentario, “sperso”, che vive di piccole illuminazioni» (Virginia Farina su Spersi stupori)

 

«Una metafisica dello sguardo che diventa colonna vertebrale del racconto in versi»

(Floriana Coppola su E altro è da veder)

 


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